La donna in nero, di Susan Hill: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Due parole per definire “La donna in nero” di Susan Hill: horror puro. Di quelli che se leggi la storia al buio inizi a tremare per la paura. Da questo punto di vista il romanzo è davvero soddisfacente. Un po’ meno dal punto di vista della lunghezza: una durata maggiore quasi sarebbe stata gradita.

Un piccolo antefatto: prima di leggere il libro ho visto il film che sapevo, per gentile avvertimento da parte di conoscenti, essere leggermente differente dal romanzo. In entrambi i casi non sono rimasta delusa. Le atmosfere, la storia e l’intreccio sono stati spettacolarmente portati avanti in entrambi i casi. Fattore questo che mi porta senza mezzi termini a suggervi sia la lettura del libro che la visione della pellicola con protagonista Daniel Radcliffe. Tutto ovviamente si volge attorno alla “donna in nero” che ben presto, grazie al protagonista Arthur Kipps si scopre non essere la padrona della casa che lo stesso era stato chiamato a vendere

La storia è perfetta perché molto semplice. Una gravidanza non programmata, un bambino dato per evitare il disonore in adozione alla sorella della madre nonostante l’amore di questa per il figlio, e la classica tragedia che richiede ovviamente una vendetta enorme per la morte del bambino. Elementi forse non originalissimi, ma decisamente affrontati con giudizio da Susan Hill che, palesemente, sa cosa sta facendo. Personalmente trovo molto azzeccato anche il linguaggio diretto utilizzato nella prosa. Diventa quasi una peculiarità dello stesso Arthur Kipps, soprattutto nel finale.

Il libro scorre con facilità sotto gli occhi del lettore che non può fare altro che seguire appassionato l’avvicendarsi degli eventi.  Un libro che merita, davvero, che mi è stato consigliato da un lettore del nostro account facebook al quale dovrò un sincero ringraziamento per avermi fatto conoscere una storia di fantasmi davvero interessante e unica, se vogliamo, nel suo genere.

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