Un uomo a pezzi di Michael Thomas

di isayblog4 Commenta

Inquietante, denso, affascinante, cupo. Il romanzo di Michael Thomas vi trascinerà in un tour de force nella testa e nel cuore di un uomo che in poche ore ripercorre tutta la sua esistenza, mentre annaspa per capire se ama ancora sua moglie; se può farcela a mantenere la sua famiglia; a convivere con la propria identità di nero, sposato ad una donna bianca e con tre figli di tre diversi colori di pelle; alle implicazioni causate dall’attentato alle torri gemelle.

Sarà un caso il fatto che il nome del protagonista sia Ismaele? Anche se non è nelle intenzioni dell’autore, mi è venuto spontaneo pensare al protagonista di Moby Dick e al suo rapporto con la balena bianca (un capodoglio in realtà).

La sensazione che ho avuto leggendo Un uomo a pezzi, in effetti, è la stessa che mi ha attraversato guardando Crash di Paul Haggis. Entrambi mi costringono ad andare oltre i luoghi comuni e quello che credo di sapere su un paese vastissimo come gli Stati Uniti d’America.

Quando leggiamo Libertà di Franzen, i romanzi della Weiner, Philip Roth, Paul Auster, pensiamo di portarci a casa un pezzetto di america, ma sono solo frammenti di un’idea.


Il nostro sguardo sulla narrativa d’oltreoceano e sul modus vivendi d’oltreoceano non può prescindere da autori come Thomas, che ci dicono, ci raccontano, che non c’è stato il passo avanti. Che il futuro che aspetta anche noi europei è un futuro pieno di contraddizioni. Che il razzismo e il tema dell’identità hanno implicazioni profonde, dolorose, sottili, anche in noi convinti di avere un pensiero più ampio e libero.

Non è certo un romanzo facile, questo: potreste anche non riuscire a leggerlo tutto, ma di certo sarà uno di quei romanzi che si sedimentano tra i vostri pensieri e le vostre intuizioni e lavorerà nel tempo e prima che ve ne rendiate conto comincerete a parlarne con tutti quelli che conoscete.

“Una volta ero un re qui”, dissi a Claire un giorno di ritorno a casa dal supermercato. “Adesso la gente mi fissa come se fossi un marziano”.
Lei scosse la testa e sorrise. “La gente ti guarda così perché gli piace quello che vede”, e mi diede un pizzocotto sulla guancia.
“Il mio maritino”.
Le indicai la mia cicatrice, lunga cinque centimetri, dentellata e in rilievo. “Alcuni guardano questa”, replicai strofinandomi la fronte. “Ma la maggior parte delle persone guarda la cicatrice, e quando non è così si guardano da tutt’altra parte”.
“Io credo che tu sia solo molto attraente”.
“Beh, tu non sei loro”.
Quando ero con lei era diverso. Ero io a essere diverso ai loro occhi, visto attraverso il filtro di mia moglie. Non ero più pericoloso, forse incutevo un certo timore ma in modo esotico, almeno per le donne. Gli uomini mi riservavano una timida accoglienza, tollerando la palese curiosità delle loro mogli quando mi incrociavano per strada.
Poi sono arrivati i bambini. “Quelli” hanno sempre considerato Claire una di loro e forse, quando sono diventato padre, hanno cominciato a considerare tale anche me. In qualche modo ci hanno dato via libera, mi hanno dato via libera. E anche se io ero sempre lo stesso, siamo diventati parte di quel “noi”, di quella
confraternita apparentemente astratta e arbitraria capace di rendersi riconoscibile: la scuola giusta, il parco giochi giusto, i negozi e i ristoranti giusti, i passeggini giusti, i libri e i film giusti, le idee politiche giuste, e i lavori giusti per finanziare tutta quella giustezza ed evitare di chiedersi se per caso non fosse tutto sbagliato.
E sì, c’erano delle suddivisioni all’interno della confraternita, ma l’unica dicotomia rilevante era tra quelli che potevano permettersi di pagare e quelli che non potevano: noi e loro. Questa, in qualche modo, è diventata la misura del “bene”.

Autore: Michael Thomas
Titolo: Un uomo a pezzi
Traduzione: Letizia Sacchini
Editore: Nutrimenti
Anno: 2010
Pagine: 496
Prezzo: € 19,50
Isbn 978-88-95842-72-1

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