Umberto Eco ed i consigli per scrivere bene

di Valentina Cervelli Commenta

Umberto Eco è uno scrittore di nota ed indubbia fama. E come tale sa cosa è bene fare e non fare per “scrivere bene”. Qualche anno fa diede una serie di consigli per dare vita ad una buona composizione. Ben trentasei indicazioni. In questo articolo vi riassumeremo i concetti più salienti per darvi modo di comprendere ciò che è meglio “attuare” e ciò che è bene lasciare da parte se si decide di voler divenire degli scrittori affermati ma soprattutto letti ed apprezzati dal pubblico.

Piccola nota: Eco li rivitò, ma in realtà si trattava della traduzione e dell’adattamento delle “Fumblerules on Grammar” scritte da William Safire nel 1979. Veniamo al dunque ora e cerchiamo di analizzare insieme i segreti per divenire dei grandi della letteratura.

La prima cosa da fare, essenzialmente è evitare tutte quelle parti di un discorso che rischiano di bloccare la fuoriuscita di un concetto, soprattutto in virtù di una improbabile e pruriginosa estetica. Parliamo quindi di allitterazioni, parentesi e frasi fatte. Sembrerà una esagerazione, eppure tutto ciò che in qualche modo impreziosisce l’aspetto di ciò che si sta dicendo porta ad una automatica declassificazione del testo.  Non solo: è importante evitare anche abbreviazioni e simboli commerciali, e l’uso di tante “virgolette” e puntini di sospensione: meglio periodi secchi e concisi che…l’attesa.

E cosa dire delle frasi di una parola? Meglio eliminarle del tutto. E non usare parolacce: non è fine al pari dell’uso di punteggiatura inutile e ridondante. A tal proposito, è bene non ripeterli i concetti se vengono capiti già una prima volta ed attenzione alle parole straniere: è necessario essere parchi senza troppi voli pindarici. Frasi semplici ed ad effetto senza metafore troppo estreme sono la miglior cosa.

Sembra troppo? In realtà è nulla, ma vale la pena di leggere il testo originale  di Umberto Eco…mai la letteratura è stata più divertente.

1. Evitate le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare…  indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu”.

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

17. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

18. Metti, le virgole, al posto giusto.

19. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non sempre è facile.

20. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

21. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

22. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe – o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento – affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

23. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fa sbaglia.

24. Non si apostrofa un’articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

25. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

26. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

27. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche e simili.

28. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del “5 maggio”.

29. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

30. Pura puntiliosamente l’ortograffia.

31. Non andare troppo sovente a capo.

Almeno, non quando non serve.

32. Non usare mai il plurale maiestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

33. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

34. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiono come altrettante epipfanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva eccedano comunque le competenze cognitive del destinatario.

35. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

36. Una frase compiuta deve avere

 

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