La leggenda del vento, di Stephen King

di Valentina Cervelli 2

Attenzione SPOILER. Servono caratteri grandi per avvertirvi prima di proseguire. Questa è infatti la recensione de “La leggenda del Vento” di Stephen King (The wind through the Keyhole per capirci, N.d.R.), libro che qui in Italia sbarcherà solo il prossimo novembre. La passione della sottoscritta per il Re e la Torre Nera mi ha portato, insieme a commenti entusiastici dei nostri lettori, a fare il grande salto ed a tuffarmi nella versione originale. Se non volete anticipazioni, fermatevi nella lettura a queste poche righe e tornateci fra un po’.

Se al contrario non resistete e qualche piccolo particolare lo volete conoscere, fatevi avanti e che per voi ci siano “Lunghi giorni e piacevoli notti“, siete i benvenuti. Trovare un difetto a questo libro è veramente difficile. Si inserisce piacevolmente e molto intelligentemente tra “La sfera del buio” ed ” I lupi del calla” sebbene a livello concettuale sia molto più vicino al primo che al secondo. Ancora una volta lo scrittore ci da modo di conoscere meglio Roland Deschain di Gilead e lo fa con eleganza. Non trovo onestamente termine migliore.

Tra le innumerevoli storie scritte dall’autore americano questa è una delle più fluide. Va detto: rivedere il ka-tet originale, ridere alle battute di Eddie e guardare Susannah, Jake e Oy attivi e vivi su carta, fa davvero stringere il cuore e versare una lacrima.  Non so come verrà tradotto lo “starkblast“, la tempesta gelida di vento in grado di congelare gli uccelli in cielo e piegare gli alberi, ma la lotta contro il tempo dei nostri eroi per mettersi al riparo e l’ennesimo tentativo di Jake  di salvare la vita ad Oy lasciano davvero senza fiato.

E’ breve lo spazio che passeremo con i pistoleri al completo, mentre sarà discretamente più ampio quello che passeremo con un giovane Roland. E come sempre grazie a lui impareremo delle lezioni di vita, venendo a contatto con le creature del Medio Mondo che già conosciamo, come i Lenti Mutanti ed i Rod (in una loro particolare mix, a mio parere, basandomi sulle descrizioni effettuate dallo scrittore, N.D.R.).

Il gruppo di amici è costretto a ripararsi da questa immensa e pericolosa tempesta. E come già accaduto per il racconto di Mejis, sarà Roland a tenere banco, raccontandoci di ciò che è successo dopo la morte della madre e di come sia stato mandato in missione con l’amico Jamie de Curry.

Il libro è idealmente diviso in questo modo: pistoleri+ passato di Roland+fiaba raccontata da Gabrielle Deschain al figlio + passato di Roland + pistoleri. E lo ripeto, probabilmente niente di più fluido e spontaneo è stato mai scritto da Stephen King. Ogni pagina è un continuo susseguirsi di emozioni. A partire dall’arrivo dei due giovani pistoleri nella cittadina di Debaria, fino all’ultima riga della fiaba del ragazzo coraggioso che la mamma di Roland raccontava al figlio per farlo addormentare.

Tutto è collegato da un sottile filo e va detto, sebbene in qualche modo si ravvede la redenzione di Roland per l’uccisione della madre, fa comunque male vedere come questa donna, votatasi in qualche modo al sacrificio sapendo che sarebbe morta per mano del figlio se fosse tornata al palazzo dal suo amante, abbia rinunciato all’esilio che si era auto-imposta. Se devo essere sincera mi sono proprio arrabbiata con lei. Da pazza della Torre nera quale sono, con il sogno inconfessabile (ma non troppo) del lieto fine ho sempre pensato che  non era giusto dare modo al Pistolero di ricominciare la sua vita, una volta giunto in cima alla Torre, dal deserto e dalla rincorsa di Marten. E in questo caso non riesco a vedere il comportamento della madre se non come un atto egoistico che, nonostante il perdono reciproco, è stato poi fautore di tutte le sofferenza vissute dal figlio e dal suo ka-tet.

Coraggio e perdono sono le parole chiave dell’intero libro secondo me. E tralasciando delle espressioni dialettali comprensibili per chi legge e conosce l’inglese, e che fanno capire come il lavoro dei traduttori per portare alla nostra lingua il romanzo debba essere giustamente laborioso e lungo, va detto che la maturità dello scrittore c’è e si vede. Così come l’amore per questi personaggi che, mai come altri, gli sono entrati nel cuore ed è palese.

Posso confessarvi una cosa? Ho nuovamente voglia di rileggere la saga. E quando lo farò, tempo permettendo, metterò la lettura de “La leggenda del vento” tra il quarto ed il quinto volume della saga.

 

Commenti (2)

  1. Valentina Cervelli,complimenti per la recensione!!!…Ho letto tutta la serie de “La Torre Nera”,inutile dire che mi è piaciuta tantissimo!Sicuramente rileggerò la serie per poi gustarmi l’episodio finale….Non vedo l’ora!!!

    1. Grazie 😀 , spero in qualche modo di non averti rovinato la sorpresa… ma non ho resistito e dopo averlo letto sebbene in inglese ho dovuto recensirlo. Guarda, ancora non ho trovato il tempo, ma penso che quando rileggerò la saga intera…lo inserirò tra la “sfera del buio” ed i lupi del calla”, che è dove “cronologicamente” lo ha inserito lui. Ma vabbè, io non faccio testo, adoro king e soprattutto la torre nera.. 😀

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>