Notte buia, niente stelle, di Stephen King: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Volete la verità più onesta presentabile? Non mi aspettavo che “Notte buia, niente stelle” di Stephen King mi piacesse quanto mi è piaciuto. Ho purtroppo imparato con gli anni a diffidare delle raccolte di storie brevi di questo autore e dell’immensa biblioteca che ho di suoi scritti, questa tipologia di libri è arrivata sempre “tardi” sui miei scaffali, rispetto all’uscita.

E quest’opera non ha fatto eccezione da questo punto di vista, sebbene rispetto ad altre raccolte sia giusta nella mia libreria con gap minore. Quattro storie, diverse ma legate da un sottile filo noir che, non vorrei dirlo per perdere la magia del momento, sembrano aver resuscitato dalle proprie ceneri lo Stephen King antico che a me piaceva tanto. E non solo per ciò che concerne le storie, che va detto, sono belle “toste” tutte e quattro, ma soprattutto per lo stile. Mi è sembrato come di tornare a casa.  Ma soprattutto, per una volta, archiviato l’elemento soprannaturale, diventa l’uomo, in ogni sua concezione, vittima e carnefice.

E’ come se King si stesse specializzando nell’analizzare psicologicamente l’uomo in tutte le sue sfumature.  E fortunatamente, per lui e per noi, in questo caso gli è riuscito decisamente bene.  Posso azzardarmi che il migliore risultato da lui archiviato negli anni 2000 tolti i volumi de “La Torre Nera” e Duma Key che mi sono piaciuti?

Il libro è composto da quattro romanzi brevi, ben scritti e dallo stile accattivante. Quattro differenti approcci del male che l’uomo può fare ai suoi simili. Ed onestamente non mi è dispiaciuta questa volta nemmeno la traduzione di Wu Ming. Per una dobneriana come me, anche questo è un punto decisamente a favore. Spesso e volentieri tendo a cercare l’originale quando non ho una traduzione che mi soddisfi… in questo caso anche quest’ultima è da promuovere  a pieno titolo.  E’ un libro da consigliare? Senza ombra di dubbio.

 

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