Cell, di Stephen King

di Valentina Cervelli Commenta

La verità? A me “ Cell” di Stephen King è piaciuto. Non alla prima lettura, ma alla seconda. E’ un’ammissione che per onestà deve essere fatta.  E’ stato uno dei pochi libri del Re che mi sono stati regalati. Ho un vizio: se non mi attrae la sinossi faccio passare qualche mese dall’uscita prima dell’acquisto. Lui è arrivato per caso e prima di mostrare il suo valore… ci ha messo del tempo.

La prima cosa che è necessario sottolineare è che se non si è preparati ai colpi di scena o alla apparente sconclusionalità di Stephen King, arrivati al finale ci si rimane di stucco. Possibile che debba andare in quel modo? Posso dirvi una sola cosa: sono troppi pochi i particolari diffusi per rimanere soddisfatti. Il protagonista, ammetterò una mia debolezza, è uno dei miei preferiti. E’ un po’ come il protagonista di “Mucchio d’ossa” o quello di “22/11/63”. Ci sono personaggi che ti entrano nel cuore.

Alla prima lettura ero un po’ combattuta tra questa “passione” ed il fatto che non mi piacesse particolarmente l’intero svolgimento. Ad un secondo assaggio, se così vogliamo definirlo, sono stata conquistata. E sono state le descrizioni particolareggiate di ciò che accade in città, nei primi capitoli a fare la differenza. Io non sono una fan di King che rimpiange i primi libri, o la narrazione visionaria di quando il nostro carissimo scrittore era schiavo di alcol e droghe. Riesco a destreggiarmi abbastanza bene attraverso i suoi cambiamenti.  E “Cell” in qualche modo è stato uno dei suoi “nuovi” libri che sono riusciti a farmi uscire indenne dall’insoddisfazione di alcuni suoi titoli la cui storia non mi ha fatto impazzire.

Cell di Stephen King è come un vino caratterizzato da un particolare bouquet di gusti. Deve essere assaggiato bene, più volte per essere apprezzato in ogni sua sfumatura.

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