Colorado Kid, di Stephen King

di Valentina Cervelli Commenta

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Una lettura non facile ed ancora devo capire perfettamente il perché. Colorado Kid per molto tempo è stato un libro introvabile, facilmente uscito di stock qui in Italia e raggiungibile per la sottoscritta solo per compiacente prestito. Peccato però che la lunga attesa non sia valsa la candela.

Almeno a mio parere. Non so dirvi se tutto questo sia dovuto al fatto che non si tratti di un horror vero e proprio, anche se sono convinta che non sia questo il problema. Mi capita infatti raramente di lamentarmi di come Stephen King organizzi la propria prosa. In questo caso sono costretta a farlo: non mi è piaciuta in generale l’impostazione, i dialoghi, ed in un certo qual modo l’intera impalcatura.  Anche se la storia, per piacermi, aveva tutte le carte in regola. Il Re possiede infatti quel modo di raccontarti le cose che ben si adatta anche ad una storia poliziesca. Io sono una fervida sostenitrice della sua ecletticità. Eppure per quanto possa sembrare un controsenso, alla fine il libro non mi è piaciuto più di tanto.

Non penso che questo porti gli altri fan di Stephen di vecchia data a lanciare un anatema su di me, ma parlandone con altri con molta probabilità faccio parte di quella esigua schiera che questo libro non l’ha apprezzato. Intendiamoci: ho trovato decisamente peggio “L’incendiaria” e “L’acchiappasogni”.  Colorado Kid non si adatta alle mie corde per via di come è stato scritto e sarà un controsenso, ma televisivamente parlando la serie che ne è stata ricavata, con i dovuti adattamenti, l’ho preferita decisamente di più (per chi non lo sapesse parlo di Haven, N.d.R.)

Lo consiglierei? Penso di no. A meno che non si sia alla ricerca di qualcosa da leggere in inglese  o si abbia un amico in grado di prestarlo: la quotazione più bassa che ho riscontrato in rete per un usato cartaceo è di 50 euro.

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