Io sono leggenda, di Richard Matheson: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Piccola premessa necessaria: a differenza di molte altre persone io ho letto il libro molto dopo aver visto il film. Pellicola tra l’altro da me decisamente gradita. Detto questo, Io sono leggenda di Richard Matheson è un libro che nell’esperienza di qualsiasi lettore non deve mai mancare, a prescindere dall’impressione che se ne possa ricavare dopo. 

Chi ha letto il libro prima di aver visto il film con Will Smith ha dalla sua la possibilità di leggere questo libro nella sua purezza autentica.  E per quanto alcune parti, dopo l’innumerevole sequela di tipologie di vampiro (passando anche per Twilight, N.d.R.), possano sembrare quasi scontate o cose non attuali, dobbiamo ricordare che si tratta di un libro scritto nel 1954 e come tale, nel riuscire ad essere comunque “vivo” ancora oggi, ha pienamente raggiunto il suo scopo. Quello di divenire, a mio parere, “leggenda” esso stesso.

La caratterizzazione del personaggio, in una storia come questo, è evidentemente tutto. Ed è palese come lo scrittore sia stato grandioso nell’affrontare, con i suoi pregi ed i suoi difetti, un personaggio come Robert Neville, unico umano “sopravvissuto” a degli eventi che hanno cambiato radicalmente la concezione di normalità nel mondo. Ora, il più grave errore che si possa fare in questo frangente è senza dubbio quello di catalogare il libro sotto un solo genere. Per ciò che mi riguarda può essere considerato un libro horror ed al contempo un saggio di psicologia per l’analisi, imprescindibile dalla lettura del testo, che nasce nel corso della lettura in merito al suo principale protagonista.

Basta concentrarsi semplicemente sull’atteggiamento che Neville possiede nei confronti della nuova razza e del “nemico” in generale: l’umanità composta da persone come lui è l’unica possibile, quando in realtà il mondo è totalmente cambiato. Sociologicamente parlando potremmo discuterne per ore. Seguite il mio consiglio: compratelo e leggetelo. Non se ne può rimanere delusi.

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