Cuore di tenebra, di Joseph Conrad: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Per molto tempo ho accarezzato l’idea di leggerlo, senza però decidermi. Fino ad ora. Cuore di tenebra, di Joseph Conrad ha purtroppo per me dimostrato che se un genere proprio non ti va giù, devi iniziare ad esplorarlo da autori semi-sconosciuti che non carichino di aspettative esagerate la tua lettura.

Lo ammetto senza problemi, a tre quarti della lettura ho abbandonato il libro. Non era fatto per me ed i miei gusti. O meglio, in realtà i temi affrontati hanno anche stimolato una certa reazione in me, ma il modo in cui è stato scritto questo racconto lungo o romanzo (a prescindere da come lo si voglia definire, N.d.R.) proprio non è entrato nelle mie corde. In questo caso penso sia una limitazione tutta mia, ma ringrazio anche il cielo che sia stata in grado di farmi prestare il libro piuttosto che averlo acquistato. Il vero protagonista, ovviamente negativo, in quest’opera è il colonialismo, con tutti gli innumerevoli problemi che esso comporta. Senza dubbio su questo particolare tema non si può che dare ragione all’autore che, dobbiamo ricordare, ha scritto di ciò nel 1902, in piena attualità sociale.

Il problema è che il modo nel quale ha deciso di scrivere questo romanzo è per alcuni versi causa stessa del rifiuto, da parte di una lettrice come me, del riuscire a completarlo. Vogliamo parlare di tecnica? Liberi di farlo. So solo che proprio non ce l’ho fatta a finirlo. In nessun modo. Probabilmente la questione sarebbe stata differente se non avessi trovato pesante la lettura, e lo ripeto, non per il tema affrontato. Il cuore di tenebra, il male che alberga nella società occidentale, è palese. E non si può non considerarlo come tale. Ma non si tratta di una lettura semplicissima. E se non si ama il genere, o lo scrittore, probabilmente non è così scontata la capacità di arrivare fino alla fine.

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