Vai al contenuto
Home » Recensioni » Biografie » Roberto Straccia-Sogni infranti, di G.D’errico e Mario Straccia: recensione

Roberto Straccia-Sogni infranti, di G.D’errico e Mario Straccia: recensione

roberto straccia sogni infranti d'errico mario straccia recensione

Di Roberto Straccia ci ricordiamo tutti. Perché quasi tutti noi, almeno una volta, nei giorni della sua scomparsa, abbiamo condiviso appelli per il suo ritrovamento sui social network. E tutti noi, quando è stato ritrovato, abbiamo visto crollare le illusioni su una sua possibile sopravvivenza. Era una storia che entrava dentro. Ed il libro scritto da Antonio G. D’Errico e Mario Straccia è l’espressione del perché non debbano essere spenti i riflettori su questa vicenda.

La prima cosa che si nota leggendo “Roberto Straccia-Sogni infranti” , edito dalla Edizioni Anordest è di quanto sia un libro emozionale. Man mano che ci si muove tra le pagine, è un crescendo di emozioni. Di quelle raccontate, di quelle che vengono suscitate. Quando si ha a che fare con dei libri inchiesta di questo genere è sempre difficile esprimersi. Perché non parliamo di uno studio di documenti, di tracciati settici. Si parla di vita perduta. Di sogni infranti per l’appunto. Ma non solo di Roberto. Questo libro è una finestra, molto importante, sul mondo del sig. Mario Straccia, della famiglia del giovane, dei suoi amici.  E di come una vita, quella di Roberto in questo caso, possa arrivare a coinvolgere anche persone che con il suo mondo non avevano a che fare. Anche quella dell’autore stesso, che man mano da osservatore esterno, si nota nel corso della lettura, viene sempre più “inglobato” in questa realtà.

Il libro racconta come era Roberto in vita, e nasce dalla necessità del sig. Mario di fare giusta pulizia delle stupidaggini dette sul figlio. In realtà poi questa biografia diventa un punto fermo nello spiegare, se ce ne fosse stato bisogno,  perché non fermarsi nella ricerca della verità. Senza entrane nel merito degli inquirenti, che forse un minimo di impegno in più dovevano davvero impiegarlo, sono troppe le cose non chiare, a partire dall’incrocio dei risultati autoptici con le diverse ricostruzioni. L’ipotesi del suicidio andrebbe poi scartata totalmente, senza ombra di dubbio. Insomma, servirebbe molta più attenzione sul caso e molto più lavoro.

E’ un libro che mi sento di consigliare davvero con tutto il cuore.  L’ho letto in poche ore, appena arrivatomi. Non riesci a fermarti dal leggerlo. E non capita spesso.