C’è un re pazzo in Danimarca di Dario Fo, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Dario Fo non è quasi mai stato nelle mie corde. L’ho sempre considerato “troppo” per quelli che erano i miei gusti. Devo dire però che con “C’è un re pazzo in Danimarca“, l’ho un po’ rivalutato in generale. In qualche modo questo libro è stato capace di farmi vedere in modo diverso l’autore.

Non per nulla, ma Dario Fo è un “personaggio” particolare. E se devo dirvi la verità il libro è stato scelto e letto inizialmente, senza voler calcolare il frontespizio, perchè il suo titolo mi ricordava Amleto, uno dei miei personaggi in assoluto di tutti i tempi. Quel che mi sono trovata tra le mani è stato un bel libro storico degno di tal nome, tutt’altro che noioso e ben scritto. E il fatto che Fo sia stato un Nobel non c’entra nulla. Statisticamente ho un brutto rapporto con gli autori amati da tutti.  Eppure anche in questo caso, come in molti altri, è stata la storia raccontata nelle pagine a trainarmi verso di sé ed a farmi passare dei momenti davvero interessanti. Divertenti anche nella loro serietà. Perché è un romanzo storico che è caratterizzato da diversi approcci. Potrebbe risultate confuso e non lo è.

Questo va dato atto a Dario Fo, che lo si ami o lo si odi: sa fare il suo lavoro. E maledettamente bene. “C’era un re pazzo in Danimarca ne è la dimostrazione perfetta. E’ un romanzo che consiglio a tutti, a prescindere dall’età o dalla simpatia o meno che si prova nei confronti dell’autore.

 

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