Educazione Siberiana, di Nicolai Lilin: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

E’ un libro tosto. Da qualsiasi sfumatura lo si voglia vedere.  Educazione Siberiana, di Nicolai Lilin è un libro difficile da leggere. Questo non significa che non sia bello o che non faccia riflettere, anzi tutt’altro. Ma personalmente mi ha portato a sviluppare due differenti stati d’animo nei confronti della sua lettura.

Ammirazione e nevrosi. So che può sembrare un mix particolare, ma ora tenterò di spiegarvelo. Ammirazione perché è riuscito con il suo libro a non cadere nei soliti cliché delle autobiografie o biografie più o meno romanzate (termine da prendere con le pinze, N.d.R.) ed a darci uno spaccato estremamente reale nel bene e nel male di quella che è stata la sua vita. Nevrosi perché quello che lui racconta mi ha posto davanti ad una realtà che onestamente poco tollero idealmente. Insomma, la visione di questa “criminalità” che da una parte rispetta Dio e la disabilità e dall’altra se la prende con gli omosessuali, davvero non rientra tra le cose che accetto. E ritrovarmi a pensare che in fin dei conti è possibile considerarla per molti come una “criminalità buona” perché concentrata solo su alcune “fasce della popolazione”, mi rende nevrotica.  Potrà sembrare stupido, ma è un particolare che disturba il mio apprezzamento “generale” del libro.

Senza dubbio quello che emerge da “Educazione Siberiana” di Nicolai Lilin è però uno spaccato fedele e talvolta difficile da digerire di un contesto di vita totalmente differente dal nostro, molto più duro. E l’educazione che il protagonista riceve… di certo non è quella che applicheremmo ai nostri figli. Molto forse è dovuto allo “stato” nel quale questo territorio verte… ma penso che potremmo parlarne per ore e non venire comunque a capo di nulla da questo punto di vista. E’ un libro da leggere e consigliare? Assolutamente si, nonostante tutta la violenza che racconta. E’ un’opera che merita dal punto di vista tecnico e stilistico? Risposta positiva anche in questo caso.

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