La ciociara, di Alberto Moravia: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Alberto Moravia è stato uno dei più grandi scrittori italiani esistenti, è inutile prenderci in giro. La ciociara è poi, secondo me, una delle sue più grandi opere.  Forse perché di pieno periodo realista, forse perché spaccato del nostro paese in una delle sue pagine più brutte. Ma è di sicuro un romanzo che vale la pena di leggere.

Il mio “incontro” letterario con Alberto Moravia non è stato dei migliori. Lessi, molto tempo fa, alcuni dei suoi ultimi romanzi che tranne che per qualche guizzo, non mi piacquero molto. Probabilmente presto recensirò anche quelli per spiegarvi nello specifico ciò che non mi sia piaciuto, ma al momento preferisco concentrarmi su questo libro. E non perché vi sia una trasposizione cinematografica di Vittorio De Sica con protagonista una Sofia Loren da Oscar, ma perché è stato l’unico che sono riuscita davvero a fare mio. Una cosa che mi è sempre piaciuta di questo scrittore italiano era il suo stile, in grado di catturarmi anche all’età di quattordici anni. A tal punto di aver provato a dargli un’altra possibilità prima di smettere di leggere i suoi libri le cui “storie” non mi convincevano. Ci sono voluti sedici anni prima che riprendessi in mano un suo libro.

E devo dire che non mi pento di averlo fatto. Perché come sempre nei libri della corrente realista, ma se vogliamo raffrontarci con il film anche con le pellicole che ne vengono estratti, nella carta stampata vi è sempre quella caratterizzazione dei personaggi che spesso viene limata o si perde quando fa il grande salto. E Cesira, Rosetta, Michele, Filippo e gli altri, nelle loro virtù e nei loro difetti riescono a far scattare in chi legge un’immedesimazione tale che non si può fare altro che leggere l’intero volume e lasciarsi trasportare dagli eventi, belli e brutti che siano, attraverso un punto di vista davvero importante ed interno alla storia.

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