Educazione siberiana di Nicolai Lilin, dal libro al film di Gabriele Salvatores

di Daniela Commenta

 Tra una settimana esatta, ovvero il 28 febbraio uscirà in tutti i cinema italiani Educazione siberiana, un film di Gabriele Salvatores tratto dal best seller omonimo di Nicolai Lilin: quale migliore occasione per raccontarvi qualcosa del libro e del suo autore?

Parlare di Nicolai Lilin e del suo libro Educazione Siberiana (edizioni Einaudi) è per me sempre un grande piacere; ho avuto il piacere di

conoscere Lilin durante alcuni suoi eventi e presentazioni a Roma e dintorni e anche di averlo intervistato, e ciò mi ha dato modo di avere a che fare con uno scrittore che, detto in gergo “non se la tira”, ma anzi è sempre ben felice di parlare e scambiare idee con i suoi fan, cosa che fa anche nella sua pagina Facebook.

Nel libro Educazione Siberiana Nicolai Lilin racconta la sia infanzia e la sua giovinezza vissute a Bender in Trasnistria, una regione della Moldova dichiaratasi indipendente nel 1990, seppur non riconosciuta da nessuno stato.

Una giovinezza trascorsa in seno alla comunità degli Urka Siberiani della quale faceva parte, appunto, la famiglia di Kolyma, il soprannome di Nicolai, e della quale ci racconta l’autore nelle pagine del suo libro; una comunità con regole antichissime non scritte ma rigidamente osservate da tutti. Più volte, nel suo libro, Lilin descrive i criminali siberiani come “criminali onesti”: in seno alla comunità non sono ammessi lo stupro e lo strozzinaggio, l’omicidio è giustificato solo per una giusta causa, furti, rapine e vendita di stupefacenti sono ammessi solo nei confronti dello Stato e dei ricchi.

Nella comunità siberiana, inoltre, c’è un grande rispetto per i vecchi, i disabili, le donne e i bambini e, in generale, per tutti i deboli; decisa anche la presa di posizione nei confronti dell’omosessualità: in carcere è proibita sia quella attiva che quella passiva.

Nel libro Lilin ci parla anche del ruolo dei tatuaggi nella comunità siberiana che, una volta appunta, venivano usati come segni di riconoscimento e per inviare messaggi. Più volte è stato scritto che Nicolai Lilin è un tatuatore: in realtà non lo è di professione, ma ha imparato l’arte del tatuaggio siberiano da piccolo, studiando da un vecchio tatuatore di Bender e studiando i segni sui corpi degli anziani.

Educazione siberiana è un libro che si legge tutto d’un fiato e non annoia mai, anzi: ogni pagina ti fa venir voglia di scoprire quella successiva; un libro nel quale la descrizione delle scene cruente non è mai gratuita e nel quale, alla fine, non puoi che condividere la causa dei “criminali onesti” siberiani, il tutto senza mai l’elogio della criminalità e della violenza fine a se stessa.

Fondamentale nella vita e nella formazione del protagonista Kolyma è nonno Kuzja che nel film di Salvatores è interpretato dal bravissimo John Malkovich. Naturalmente, per chi ha letto il libro la curiosità di vedere la trasposizione cinematografica di Salvatores è tanta, ma sapendo che alla sceneggiatura ha collaborato lo stesso Lilin c’è da aspettarsi un film abbastanza fedele al libro.

E voi, avete letto il libro Educazione siberiana o andrete a vedere direttamente il film? Se sì cosa ne pensate?

 

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