Gli sdraiati di Michele Serra, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Gli sdraiati di Michele Serra è un ottimo libro di riflessione. Devo onestamente capire se lo inserirei in una ipotetica lista di libri che rileggerei, ma questo penso dipenda molto anche dal mio gusto personale e dall’approccio che intraprendo quando mi ritrovo a leggere questo tipo di opere.

Partiamo quindi da una innegabile verità: Gli sdraiati è un libro ben scritto. Michele Serra, che piaccia o non piaccia, è un autore di quelli preparati ed uno scrittore che difficilmente, anzi quasi mai lascia le parole al caso. Stile riconoscibile, dialettica altrettanto inconfondibile. In questo libro essenzialmente la parte del leone la fa il rapporto padre-figlio, affrontato in modo decisamente differente da quello che si aspetta. In inglese si userebbero i termini “fluff” e “angst” per caratterizzare una simile prosa. Serra invece mette in campo tutto se stesso in maniera magnifica con un libro che risulta, almeno per ciò che mi riguarda, ironico nell’affrontare le gioie ed i dolori di questa capacità di rapportarsi tra due generazioni.

Ed è proprio il gap generazionale a farla da padrona in questo caso. Raccontandoci di come un padre attivo e di un certo stampo voglia portare suo figlio, il classico giovane d’oggi tutta rete e tv, a vivere finalmente ” in verticale” e non in orizzontale nella propria immobilità. Ovviamente lungi da me l’indicarvi qualcosa che possa rovinarvi in qualche modo la scoperta della trama ma credetemi, che si tratti o meno del proprio genere è un libro che fa riflettere e questo già basta a garantirgli un certo credito di lettura. Per convincervi,una piccola porzione di sinossi.

 Fra burrasche psichiche, satira sociale, orgogliose impennate di relativismo etico, il racconto affonda nel mondo ignoto dei figli e in quello almeno altrettanto ignoto dei “dopopadri”. Gli sdraiati è un romanzo comico, un romanzo di avventure, una storia di rabbia, amore e malinconia. Ed è anche il piccolo monumento a una generazione che si è allungata orizzontalmente nel mondo, e forse da quella posizione riesce a vedere cose che gli “eretti” non vedono più, non vedono ancora, hanno smesso di vedere.

Allora?

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