Più di là che di quà, di Antonio Amurri: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

 Più di à che di qua. E’ la stessa sensazione che si prova leggendo l’omonimo (alla battuta) libro di Antonio Amurri. Si, perché si rischia letteralmente di morire dalle risate, facendosi travolgere da uno stile leggero e veloce di scrittura unita alla sapienza ed all’umorismo, a metà tra il romano e l’inglese dello scrittore, uno dei maggiori autori televisivi dei suoi tempi.

Un tuttologo dell’arte lo definirei, data la sua capacità di scrivere per la tv, scrivere romanzi ed anche i testi di canzoni come “Stasera mi butto” e “Vorrei che fosse amore”. Ma soprattutto un grande scrittore comico. Avendo avuto la possibilità di leggere anche il suo “Tutti in famiglia” dal quale ho  coscientemente estrapolato citazioni attualmente in uso nel mio lessico di tutti i giorni, mi reputo molto sicura nell’affermare che si tratta di un genio. Talvolta incompreso.

Tornando al libro in questione, beh, possono dirvi di averlo letto diverse volte senza mai annoiarmi. Immaginate una moglie, Milena che non fa in tempo a finire il viaggio di nozze che si trova ad essere…morta. Semplicemente. Una donna di carattere, cosciente di quello che vuole, e soprattutto con Oscar Wilde come migliore amico e confidente.   Una donna innamorata di un marito piacente che non ci mette nulla a consolarsi con un’altra donna. Inutile parlare della gelosia di Milena verso Elvira che, per sua sfortuna, si troverà a condividere con la prima moglie del suo uomo anche la funesta fine. Il tutto corredato da battute al vetriolo, improbabili lotte tra fantasmi e gelosie.

Anticipare troppo della trama sarebbe deleterio: Più di là che di qua è un libro da leggere, assolutamente. Per l’ambientazione… incredibile. Per il filo conduttore, che non lascerà di lasciare a bocca aperta il lettore, ma soprattutto per la caratterizzazione dei personaggi, davvero grandiosa. E che è facilmente riscontrabile in ogni opera dello scrittore.

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