Marco Travaglio e Peter Gomez nei guai per libro sul “Papi”

di Valentina Cervelli Commenta

Marco Travaglio e Peter Gomez, insieme a Marco Lillo e Claudio Pappaianni sono stati rinviati a giudizio per diffamazione per alcuni contenuti del libro “Papi, uno scandalo politico”.  La notizia ha immediatamente fatto il giro del web, rimbalzando da una testa all’altra fino ad arrivare sui social network. Meccanismo giornalistico od effettivo illecito? A noi non è dato saperlo ne vogliamo entrare nello specifico, ma cercheremo di capire insieme cosa sia successo.

Il primo pensiero di tutti è ovviamente stato quello che faceva immaginare un coinvolgimento del Papi per eccellenza, di cui tra l’altro, qualche tempo fa vi avevamo anche presentato un libro. Ed invece no. Ad aver chiamato in causa il gruppo di scrittori, da qualche anno sulla cresta dell’onda e senza dubbio senza peli sulla lingua, sono stati Lucia e Domenico Rossini, chiamati in causa nell’opera su Silvio Berlusconi, rispettivamente “donna d’onore legata a un clan malavitoso barese” e “spacciatore di droga e pusher di fiducia di Gian Paolo Tarantini”.

Sarà la magistratura a far luce sul caso. Nel frattempo però tale evento ci da modo di riflettere su una situazione che spesso si viene a creare nel mondo dell’editoria ed in quello del giornalismo quando si parla di personaggi viventi: la possibilità di essere denunciati per diffamazione a mezzo stampa.

Nella composizione di un libro, questo concetto come può essere eviscerato ma soprattutto, evitato? Non avendo sottoposto i miei scritti a nessuna casa editrice seppur autrice per diletto, non ho mai avuto una ufficialità delle mie convinzioni, ma per evitare problemi di tale genere, pur tentando di non contravvenire meno alla fiducia delle fonti, se fossi nei  suddetti autori, avrei cura di presentare adeguata documentazione e/o registrazione delle mie fonti.

Perchè, sensazionalismo del caso a parte, si tratta pur sempre di un opera letteraria che se sottoposta  giudizio (ai lettori interessano i fatti scritti più di chi li scrive, n.d.r.) anche se attraverso i propri autori rischia di veder delegittimata, nel caso in cui fosse raccontata, la verità.

 

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