Librerie: cosa succede con la crisi?

di Valentina Cervelli Commenta

 Negli ultimi tempi, a causa di una evidente congiunzione economica non favorevole, analisti ed esperti del settore stanno focalizzando con maggiore veemenza la loro attenzione su quale possa essere il futuro del libro cartaceo e dell’editoria così come la conosciamo. La scusa è data ovviamente dalla “guerra” infinita tra libri cartacei ed ebook. Nessuna delle parti in causa di ferma, però, a pensare alle librerie ed al momento di difficoltà che stanno passando.

E’ sbagliato dare per scontate le condizioni di “vita” di questi negozi: essi rappresentano il primo tramite tra editore, scrittore e lettore. Tutti quanti noi in periodi più o meno diversi della nostra vita abbiamo passato pomeriggi con amiche ed amici o magari la persona del cuore in un timido approccio basato su letteratura e copertine. La libreria e’ sempre stata un punto di incontro: rappresenta la costante di ogni lettore. Sia per l’aria che si respira, dove tutto sa un po’ di cultura, sia per la sua peculiarità, non indifferente, di metterci davanti a qualsiasi tipologia in un arco di tempo ristretto ed in uno spazio fisico adeguato.

La crisi, la difficoltà all’acquisto per mancanza di fondi, ha portato una libreria come quella Mondadori aperta a Napoli 8 mesi fa, a chiudere i battenti. Ancora non è stato reso noto se si tratta di una soluzione temporanea o meno. Sullo stato di salute delle piccole imprese letterarie è quasi meglio non discorrere: a meno che non facciano parte di una nicchia e per questo particolarmente ricercare, la sopravvivenza commerciale non è più scontata. Come abbiamo potuto vedere, nemmeno per le più grandi.

La soluzione? Andrebbe ricercata in una revisione completa del mercato del libro e di conseguenza della libreria stessa. Il mercato dell’ebook sebbene in crescita è ancora molto stagnante rispetto a ciò che potrebbe essere. Servizi di qualità e prezzi meno alti potrebbero aiutare. A patto che a collaborare, per primi, siano anche gli editori. Certo, servirebbe anche un cambiamento strutturale retributivo di chi libri deve comprarli. Ma ottenere questo è sicuramente più difficile.

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