Ho sposato un deficiente, di Carla Signoris

di Valentina Cervelli Commenta

Le autobiografie hanno tutte un altro sapore, specialmente se scritte da una persona che di mestiere fa il comico. Questo è un dato pacifico che all’interno di “Ho sposato un deficiente” di Carla Signoris, attrice di cinema e di teatro, nonché moglie di Maurizio Crozza è espresso in maniera totalitaria e diciamolo pure, intrigante.

Concedetemi di dirlo, in alcuni punti del libro l’ho apprezzata di più come scrittrice che come performer. E questo sebbene il suo stile non mi piaccia particolarmente. Lo so, sembra un controsenso, eppure questa donna, straordinaria nel commentare con sagacia gli episodi della sua vita di tutti i giorni ed al contempo eccessivamente prolissa in alcuni punti della narrazione, riesce a tirar fuori dalla stessa un mix sapiente di episodi scontati (più che altro perché comuni a tutte le famiglie italiane, N.d.R.) e di veri e propri vassoi di risate per il modo nel quale approccia il marito ed i suoi difetti.

Il povero Maurizio Crozza diventa il bersaglio preferito di un’ilare, ironica e sadica moglie il cui grandissimo difetto, palese all’interno del volume, è quello di amare troppo il marito. L’amore che prova è così forte che riesce ad uscire da quelle che ad un primo sguardo sembrano essere solamente delle offese belle e buone.

La prima parte del libro, va detto, risulta un po’ noiosa in alcune sue parti. Ad un certo punto, improvvisamente, quando si pensa che tutto il volume possa essere particolarmente scontato ed il marito di Carla Signoris effettivamente deficiente nonostante ci faccia morire dalle risate ogni settimana, a partire dalla partita di calcetto del figlio più piccolo parte un crescendo di simpatie e di risate che ti fanno pensare che in fondo l’acquisto del libro è valso insieme al tempo utilizzato per leggerlo.  Soprattutto nei momenti in cui anche l’autrice decide di auto-ironizzare ed inserirsi nel gioco.

Voto:  7

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