“Cercasi Dante disperatamente” e la difesa della lingua italiana

di Valentina Cervelli Commenta

La lingua italiana è purtroppo una sconosciuta per intere generazioni: il congiuntivo sta pian piano cadendo in disuso, anche nei settori nei quali il suo utilizzo sarebbe d’obbligo, come nelle nuove proposte che la letteratura italiana e tradotta ci mette a disposizione.  Il libro “Cercasi Dante disperatamente” è un grido d’allarme: salviamo l’italiano finché è possibile.

Purtroppo è una tendenza comune quella di “impoverire” la nostra lingua rendendola più “semplice” e meno corretta: un fattore che si riscontra indipendentemente dall’età e del grado di studio, visto che anche molti studenti universitari risentono di questo “morbo” invalidante. Il libro di Massimo Arcangeli edito da Carocci non fa altro che spiegarci come la nostra stupenda lingua sia esposta ad un turpiloquio continuo ed alla perdita di tanti logismi apparentemente complicati ma di uso corrente, almeno fino a qualche anno fa.

Una vera e propria campagna di adozione di parole in via di estinzione. Il saggio scritto dal professore di Linguistica Italiana dell’ateneo di Cagliari è caratterizzato da un forte amore evidente per la lingua italiana e da un patriottismo che non ha nulla che fare con il nazionalismo, ma semplicemente con l’amore per la cultura e per quella tradizione italiana che ha contribuito a forgiare un così sonoro ed interessante idioma.  All’interno del libro sono molte le questioni affrontate, spesso alla ricerca di una soluzione adeguata a quei problemi linguistici che tuttora mettono a dura prova non solo gli studenti, ma anche i media e gli scrittori della penisola.

Un capitolo a parte lo hanno meritato gli effetti degli anglicismi nella nostra lingua, sottolineando come addirittura gli stranieri prospettino un maggiore rispetto per il nostro linguaggio rispetto a noi, e l’atteggiamento della tv e della politica nei confronti della lingua italiana. Secondo l’autore si tratta di “manifestazioni di pura violenza, ancora più devastanti di quella reale per i micidiali effetti di emulazione”.

Come dargli torto?

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