Caffè amaro di Simonetta Agnello Hornby, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Talvolta la passione per i romanzi storici può portare lontano dalle vie conosciute: in questo caso il percorso poco noto è rappresentato da “Caffè amaro” di Simonetta Agnello Hornby, un libro gradito in parte ed in parte poco “accettato”.

Forse il termine non rende l’idea ed è comprensibile. I romanzi storici sono perfetti quando riescono ad unire in un solo mix ben calibrato una trama avvincente ed un contesto che non è quello attuale. “Caffè amaro” di Simonetta Agnello Hornby non riesce a raggiungere sempre questo obiettivo. Sebbene sia comprensibile che si voglia descrivere il periodo nel quale il tutto avviene, nel momento in cui questa parte “sovrasta” l’intreccio, c’è senza dubbio qualcosa che non va.

Questo non significa che il libro sia brutto: soprattutto chi ama il genere sarà in buona parte soddisfatto se non entusiasta. Certo è che il prodotto in generale sarebbe potuto “uscire meglio” dalla propria confezione. La storia di una donna vista attraverso gli occhi del tempo che passa è forse una delle possibilità che devono per forza essere sfruttate fino in fondo per ciò che concerne la letteratura e quando questo non riesce pienamente è normale che il lettore rimanga spiazzato.

Detto ciò, è impossibile non appassionarsi alla storia nonostante le limitazioni narrative che porta con sé, purtroppo. In fin dei conti Maria cresce e si fa donna davanti agli occhi di chi legge, maturando e capendo quale debba essere la sua strada, nonostante scelte non condivisibili come il suo matrimonio. E questo è il vero fulcro di tutto. Consigliato, ma con riserva.

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