“Sono un bravo ragazzo”, l’autobiografia di Francesco Nuti

di Daniela Commenta

Francesco Nuti è un artista a tutto tondo: è attore, regista, sceneggiatore, cantante, autore e ora anche scrittore: è uscita, edita da Rizzoli, la sua autobiografica intitolata “Sono un bravo ragazzo”, un titolo perfettamente alla Nuti e non poteva essere altrimenti, vista la poliedricità di questo artista. Dopo il periodo di depressione, sfociato nell’alcolismo e dopo l’incidente domestico che l’ha costretto a ritirarsi dalle scene, Nuti è tornato a parlare al suo pubblico e ha scelto di farlo raccontandosi in un libro frutto della corrispondenza via mail con il fratello Giovanni, tra l’altro autore di gran parte delle colonne sonore dei suoi film.

“Adesso Francesco sta meglio, ha ancora difficoltà motorie e di parola ma non ha perso la voglia di parlare con il suo pubblico”; esordisce così il fratello Giovanni alla presentazione di “Sono un bravo ragazzo” che si è svolta mercoledì scorso presso la libreria Melbook Store di Roma; presente anche l’amico di sempre Giovanni Veronesi, sceneggiatore di gran parte dei film di successo di Francesco Nuti, come “Tutta colpa del paradiso”, il loro primo film insieme.

In questo libro c’è tutto il mondo di Francesco Nuti: ogni capitolo è introdotto da un corsivo che rappresenta i suoi pensieri di adesso, quelli della maturità; all’interno del volume ci sono tutte le sue grandi passioni: in primis quella per lo sport, come il calcio, che lo ha portato addirittura alla Nazionale Under 14, e naturalmente il biliardo,

la grande passione ereditata dal padre che più di una volta ha inserito nei suoi film (come non ricordare “Il Signor Quindicipalle”?); e ancora la ricerca della donna ideale, il rapporto conflittuale con le donne, i suoi grandi amori, e naturalmente la musica e il cinema.

Come in una chiacchierata in famiglia, Giovanni Veronesi e Giovanni Nuti hanno raccontano al pubblico un Francesco inedito e tanti aneddoti sconosciuti al grande pubblico, come l’incontro-scontro per una donna con Massimo Troisi, l’ammirazione per Buster Keaton e il desiderio di realizzare in un film un finale come quello di “Miracolo a Milano” e, ancora, il fatto che gli piaceva trovare prima i titoli dei film e poi sviluppare la storia.

Si scopre così che Willy Signori del celeberrimo film “Willy Signori e vengo da lontano” esiste davvero ed è un signore di prato amico di Veronesi, e che Caruso Pascoski è sia un omaggio al tenore Caruso che a un matto che stazionava tutti i giorni davanti al Caffè Paszkowski a Firenze.

Non mancano neanche i momenti di riflessione nei confronti di un artista che non ha avuto il riconoscimento e la solidarietà che avrebbe meritato, soprattutto nei momenti di difficoltà, perché se il cinema italiano ha sbancato i botteghini è merito anche di Francesco Nuti e perché, come spiega il fratello Giovanni: “Non tutti hanno capito che l’alcolismo per Francesco non era un vizio ma una malattia”.

Un’autobiografia, quella di Nuti, nella quale traspare la malinconia, ma tanta ironia (è scritta in toscano doc) e anche la consapevolezza che la vita va avanti. Per finire, un momento toccante; su suggerimento di uno spettatore il fratello Giovanni ha chiamato Francesco a casa ed il pubblico ha voluto regalargli un lunghissimo applauso, perché dimenticare Nuti e il suo cinema è impossibile e perché davvero è un bravo ragazzo.

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