Francesco Guccini si racconta a “Libri come 2012”

di Daniela Commenta

Tutto esaurito, ma non poteva essere altrimenti, per la presentazione del nuovo libro di Francesco Guccini, “Dizionario delle cose perdute” all’Auditorium di Roma in occasione del Festival del Libro e della Letteratura “Libri come”. Durante la chiacchierata con Andrea Scanzi, e in modo più ampio nel suo libro, Francesco Guccini ha ripercorso i suoi giochi giovanili, come il “chioccaballe”, una specie di cerbottana che sparava palline di canapa masticata; i primi misteri del mondo degli adulti, come il distillato per fare il cognac in casa, o come il mitico liquore Alchermes.

Con un continuo parallelismo tra passato e presente, Francesco Guccini ha deliziato il suo numeroso pubblico con il racconto delle domeniche al cinema di seconda visione, nel quale si potevano mangiare i semi di zucca, fumare e arrivare anche a metà del primo tempo “tanto poi si poteva rimanere a vedere il film fino al punto in cui eravamo arrivati”.

Una confessione sotto forma di amarcord, quella che Guccini offre al pubblico di “Libri come”, della sua vita semplice a Pàvana, la piccola località in provincia di Pistoia, patria del cantautore, le avventure negli Stati Uniti, la candida confessione di non avere il cellulare, anche se ogni tanto chiede a qualche amico di farglielo usare, e il difficile rapporto con la televisione e con il decoder, ma anche la sincera ammissione di considerarsi non un’artista, ma un semplice artigiano e la speranza di finire presto un cd di inediti fermo da tempo a quattro nuove canzone.

Il tutto raccontato con la simpatia, la semplicità e la concreta ironia che hanno fatto di Guccini un mito per almeno tre generazioni. Non manca neanche un ricordo per l’amico Giorgio Gaber al quale, però si rammarica di non aver fatto in tempo a dire che “la loro generazione non ha perso”, come invece cantava l’indimenticabile “Signor G”.

 

 

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