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Recensione de Il dizionario delle cose perdute, Francesco Guccini

il dizionario delle cose perdute, Francesco GucciniAprire Il dizionario delle cose perdute di Francesco Guccini è un po’ come salire in soffita nelle casa dei propri nonni e iniziare a rovistare tra gli oggetti smarriti e abbandonati dalle precedenti generazioni. Tra cose riconoscibili ma in disuso e altre mai toccate con mano e utilizzato, il dizionario svela ai più e ai meno giovani i ricordi di un tempo ormai passato ma non dimenticato.

Come un nonno intento a dover badare ai suoi nipotini, così Francesco Guccini intrattiene il lettore narrando le storie che ognuno di noi potrebbe sentir raccontare dai propri genitori o dai propri nonni; storie che parlano di lattai affaccendati, liquirizie a forma di mosche consumate nei negozietti di formaggi e prodotti caseari, di cariche per cerbottane e fionde, tanto amate dai bambini quanto odiate dagli adulti, i treni a vapore e il carbone, e addirittura la naia, momento di iniziazione per ogni giovane uomo italiano, e le feste di paese dove la gente, ricorda il cantante, aveva voglia di ballare e divertirsi davvero.

Ho letto Il dizionario delle cose perdute e devo ammettere di essermi divertita parecchio: nel libro, scorrevole e dedicato, ogni due o tre pagine, a un oggetto del passato, non ho trovato il tipico rimpianto degli uomini e delle donne anziane, bensì uno sguardo affascinato ai cambiamenti del mondo e un’ironia unica capace di promuovere o bocciare, a seconda dell’oggetto, un certo uso o costume del passato, ciò che molti italiani ricordano. Grazie a Il dizionario delle cose perdute ho scoperto oggetti che i miei nonni e i miei genitori avevano dimenticato e ho apprezzato ancora di più i loro ricordi, spesso offuscati da un presente troppo veloce e tiranno.

Un consiglio? La festa del papà si avvicina: regalate il libro a vostro padre e lasciate che, dopo la lettura del volume, sia lui a parlarvi delle buone, o cattive, usanze del tempo…