Recensione di “Tutto torna” di Giulia Carcasi

di Giada Aramu Commenta

Diego vive in un mondo molto particolare dove l’unica certezza che macina giorno dopo giorno è quella datagli dalle parole, voci del vocabolario al quale sta lavorando lui stesso, e a cui si aggrappa le unghie per trovare l’unica porzione di realtà che ancora lo circonda. Diego abita ancora dalla madre, una donna malata che con il tempo sembra aver cancellato ogni ricordo spazzando via, come si fa con la polvere, i nomi e i volti dei suoi figli e di suo marito che ha ormai scelto di vivere un’esistenza diversa, fatta di giovani donne, carriera e qualche bicchiere di troppo. Immerso in un mondo che sembra aver voltato faccia, Diego si innamorerà per la prima volta di una donna diversa, Antonia, con la quale spera di dare vita a un universo fatto di normalità, di volti e di nomi reali.

Antonia però nasconde a sua volta un segreto che vede la donna percorre una strada parallela a quella di Diego, un cammino irreale fatto di menzogne e del vizio di non poter smettere di inventare fiabe bellissime e parole meravigliose create per nascondere brutte verità segrete. L’amore di Diego per Antonia non si spegnerà e l’uomo, a suo malgrado, continuerà a vivere nella realtà irreale che lo circonda ogni giorno con una madre che vede il figlio come un bambino con le ginocchia sbucciate, e un padre che lava via i sensi di colpa con gli assegni elargiti a fine mese.

Tutto torna è il terzo romanzo di Giulia Carcasi, ventiseienne romana studentessa di medicina che nel 2005 ha pubblicato il suo primo romanzo, Ma le stelle quante sono, ed è tornata in libreria con una storia nuova simbolo della sua maturazione come donna e come scrittrice. Una storia piacevole intervallata da brevi sprazzi di parole che sembrano poesia, frasi da trascrivere e rileggere, piacevoli e intrise di significato.

[Photo Credits webster]

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