Scrittori di destra, scrittori di sinistra, seconda parte

di Barbara Commenta

Vi raccontavo giusto ieri della polemica piuttosto frequente tra lettori di destra e lettori di sinistra. Dopo un po’ che ragionano sul valore di un romanzo o sulla bravura dello scrittore, cominciano inevitabilmente a discutere dell’orientamento politico di quest’ultimo.

Qualche anno fa lo scrittore Giovanni Raboni, scomparso nel 2004, scrisse un interessante articolo sul Corriere della sera proprio su questo argomento. Lo stesso articolo venne poi ripreso dal giornalista Paolo Mieli. Raboni, oltre a ragionare sul grosso equivoco che la cultura sia tutta a sinistra, provò a stilare un elenco di autori di destra:

Barrès, Benn, Bloy, Borges, Céline, Cioran, Claudel, Croce, D’ Annunzio, Drieu La Rochelle, T. S. Eliot, E. M. Forster, C. E. Gadda, Hamsun, Hesse, Ionesco, Jouhandeau, Jünger, Landolfi, Thomas Mann, Marinetti, Mauriac, Maurras, Montale, Montherlant, Nabokov, Palazzeschi, Papini, Pirandello, Pound, Prezzolini, Tomasi di Lampedusa, W.B. Yeats… E non è finita; a parte, per un minimo di rispetto alla peculiarità del loro tragitto, ho tenuto infatti i transfughi dalla sinistra, quelli che sono stati folgorati, a un certo punto della vita, dalla rivelazione dei disastri e dei crimini del comunismo storico e che per questo hanno finito con l’ attestarsi su posizioni sostanzialmente liberali: Auden, Gide, Hemingway, Koestler, Malraux, Orwell, Silone, Vittorini… E a parte ancora, perché è impossibile immaginare quali sarebbero state le loro convinzioni e vicende politiche se il destino li avesse fatti vivere altrove, i grandi perseguitati da Stalin: Babel’ , Brodskij, Bulgakov, Cvetaeva, Mandel’ stam, Pasternak, Solzenicyn… Il tutto, s’ intende, salvo (probabilmente) omissioni.

Ho trovato molto interessante questa sua riflessione: non è detto che un uomo di destra sia anche uno scrittore di destra e che un uomo di sinistra scriva necessariamente libri di sinistra.

Non è così: il senso di un’ opera letteraria decidendosi e manifestandosi altrove, su un piano totalmente diverso da quello delle scelte di carattere ideologico e dei comportamenti di carattere politico. Tengo a precisare che non intendo affatto, con questo, pronunciarmi a favore dell’ irresponsabilità civile dello scrittore (e, più in generale, dell’ artista); al contrario, sono convinto che uno scrittore (un artista) debba rispondere delle idee che professa e degli atti che compie esattamente come ne risponde qualsiasi altro cittadino. Quello che voglio dire è semplicemente che le due sfere non coincidono necessariamente, anzi che molto spesso (per non dire il più delle volte) non coincidono; e che, per esempio, si può essere rivoluzionari nella scrittura e conservatori, o addirittura reazionari, in politica, e viceversa.

Basti pensare a Céline, che ha innovato la scrittura, ne ha rivoluzionato il fraseggio e il ritmo eppure culturalmente era conservatore e per giunta antisemita.

A questo punto, forse dovremmo spostare la nostra attenzione sul lettore. E’ possibile che conti più l’orientamento politico del lettore che quello dello scrittore? Prendiamo ad esempio Marion Zimmer Bradley: i suoi libri erano attaccati contemporaneamente dalle femministe e dalle conservatrici.

Un lettore di sinistra che legge solo scrittori di sinistra e male interpreta tutti gli altri e uno scrittore di destra che si cimenta nello stesso atteggiamento non sono forse più pericolosi? A voi lettori di Libri e Bit i commenti sulla spinosa questione.

[Photo Credits: Photosteve101 su Flickr]

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