Céline era antisemita, vi interessa?

di Barbara Commenta

Louis-Ferdinand Céline, scrittore francese morto nel 1961, divenne famoso in tutto il mondo per il suo poderoso romanzo Viaggio al termine della notte, pubblicato nel 1932.

Il romanzo racconta i viaggi dell’alter ego dello scrittore, tale dottor Bardamu, e le sue riflessioni sulla vita e sulla decadenza del ventesimo secolo. Un libro considerato cinico e massima espressione della misantropia di Céline.

L’autore aveva però pubblicato anche alcuni pamphlet, Bagatelles pour un massacre (1937), L’École des cadavres (1938) e Les Beaux draps (1941), in cui faceva propri i temi della Germania hitleriana, sperando persino in un’alleanza con la Francia, che avrebbe dovuto rigenerarsi dal punto di vista razziale e recuperare la propria identità ariana.

Céline non partecipò mai attivamente all’emarginazione e alla deportazioni degli ebrei. Fu il suo pensiero che gli valse un vero e proprio esilio a vita e che tutt’ora fa discutere. Il primo luglio infatti ricorre il cinquantenario della sua morte e in Francia ci sono già state polemiche per le celebrazioni, attualmente annullate, dell’evento.

Leggere Viaggio al termine della notte di Céline è un’esperienza affascinante. Non ho ancora concluso la lettura del romanzo, ma la sua scrittura è moderna, potente, coinvolgente. I temi sono quelli su cui ancora oggi noi ci ritroviamo a ragionare: come la modernità sta cambiando l’uomo, come il viaggio (non quello metaforico, ma reale) consente all’uomo di prendere respiro dalla realtà ristretta in cui si trova a vivere.

Lo scrittore Céline, come il protagonista del suo romanzo, viaggiò molto e contemporaneamente il dottor Louis-Ferdinand Auguste Destouches (vero nome del romanziere) passò buona parte della sua vita a curare gratis i poveri. Sembra incredibile che stiamo parlando della stessa persona che concepì e scrisse i pamphlet, non è vero?

Come lettori ci sentiamo spesso disorientati di fronte ad autori che abbiamo amato o che stimiamo per l’alta qualità della loro scrittura e che hanno poi sposato cause per noi, per me, inaccettabili. Forse perché a suo modo lo scrittore viene considerato un eroe o una divinità, che conosce il mondo, ce lo racconta, lo scruta e lo studia per noi, ma resta inevitabilmente al di sopra di esso.

Sarebbe più facile accettare un Céline, come altri autori controversi, facendoli rientrare a pieno titolo nell’umana contraddittorietà; restituendo loro l’identità di persone e il diritto di pensare e di sbagliare; ridando a noi stessi, anche, la capacità di lasciarci affascinare senza lasciarci poi convincere, senza rinunciare, quando è necessario, ad un atto di giustizia.

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