Roadkill: il caso letterario tedesco accusato di plagio

di Giulia De Filippo 2

 Guardo sempre con sospetto i libri scritti da adolescenti alle prime armi, che però vengono esaltati dalla critica come “rivelazioni” o nuovi Proust dell’animo umano. In genere, dietro, c’è sempre un enorme lavoro di editing che farebbe dell’editor stesso il vero autore. Anche questa volta non mi sono sbagliata: “Roadkill”, di Helene Hegeman, si è mostrato per quello che è, ossia un romanzo pseudoscandaloso senza arte né parte.

Anzi, forse, l’unico merito che si può riconoscere alla Hegemann è quello di girare tanto in rete, spulciando blog e facendosi un’idea sulle tematiche che potrebbero attirare maggiormente l’attenzione. Sono sempre le solite, sesso, droga, musica, ma condite con una spruzzata di citazioni letterarie e aggiornate a quelli che sono i nostri tempi, con le relazioni lesbo, le droghe chimiche e la techno a palla.

Sono un’adolescente maltrattata. Nel suo ruolo di empatica interprete, mia sorella non mancherà di riconoscere in me una persona profondamente traumatizzata, superintelligente, che ha smarrito la retta via e dall’orlo dell’abisso urla la muta richiesta d’amore / richiesta d’aiuto. Io invece sguazzo nel personaggio – che metto in scena perfettamente –  della ragazzina stronzetta e arrogante, che civetta con il suo malessere snob, smascherando al tempo stesso il malessere dell’ambiente che la circonda”.

Mifti, 16 anni, vive in una casa nel centro storico di Berlino insieme al fratello e alla sorella maggiore. La madre è morta quando aveva 13 anni, il padre preferisce condurre una vita da radical chic lontano da casa. Un passato di abusi fisici e psicologici tormentano la giovane protagonista, sempre pronta a evitare gli obblighi scolastici per una serata nel dance floor più in voga del momento, circondata da amici paranoici e amanti senza un posto nel mondo.

Un mix di vissuto e immaginario, personaggi senza una storia, stile inconcludente, ed ostentazione del nulla. Perversioni e dipendenze che rendono insensata e noiosa la storia della berlinese che si finge colta nel suo delirio da intellettuale.

In Germania ha venduto un milione di copie, diventando la rivelazione letteraria dell’anno, nonostante le accuse di plagio che le sono state rivolte in più occasioni. Alla fine, Helene Hegemann ha ammesso la sua colpa e si è difesa presentandosi come simbolo generazionale del copia-incolla, incurante di quel diritto d’autore che si vede sempre più sotterrato nell’era di internet.

Einaudi, l’editore italiano che ha deciso di pubblicarla, si è tutelato con un appendice alla fine del libro in cui elenca le “fonti” da cui ha attinto l’autrice. Si tratta di blog, tumblr, parti di libri, testi di canzoni, film. Ma il lavoro è ancora in atto, perché non tutte le fonti sono state “scoperte”.

Si può parlare di intertestualità? Forse. Ma allora perché non dirlo subito? Perché nascondere questa intensa passione per la creatività altrui? Tutti gli scrittori subiscono il fascino dell’altro, ma un conto è interpretare o prendere spunto, un altro è copiare (senza citare).

Questo nuovo modo di concepire l’arte letteraria non prospetta nulla di buono. I prossimi libri potrebbero essere scritti rivendicando con orgoglio fonti autorevoli come Wikipedia.

Commenti (2)

  1. La generazione Y sempre più chiusa nella sua triste concezione di letteratura/wikipedia. Non più libri, ma, per dirla alla Ellis, oggetti scintillanti simili a libri. Roba glamour. Pare che l’autrice abbia importunato, nel suo furibondo scopiazzare, anche quel mostro sacro che è David Foster Wallace, uno che ha saputo davvero descrivere l’abisso interiore e la dipendenza. Sono tempi strani. Citando Bolano, la letteratura è essenzialmente un mestiere pericoloso. Oggi sembra che se ne infischino tutti, e che tutti scrivano senza guardarsi intorno (guardarsi intorno, proprio quello che dovrebbe fare uno scrittore). Quella della Hegemann è senza dubbio un’operazione commerciale ben riuscita, un’operazione che ha presentato all’improvviso una falla, il problema inaspettato delle fonti – ma guarda un po’. Aspetto con ansia il primo neonato con biberon in una mano e penna nell’altra.

  2. Ernesto, grazie per il tuo commento. Non sapevo che la Hegemann avesse scopiazzato anche da Wallace. Non oso immaginare il numero di scrittori ai quali si sia potuta “ispirare”. La lista si allunga.
    Purtroppo, tra presunti scrittori e ghostwriter, non ci libereremo mai delle operazioni commerciali spacciate per letteratura d’avanguardia.

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