Il romanzo Pippi Calzelunghe accusato di razzismo

di Giada Aramu Commenta

 Prima di essere rivisitata dalla televisione e dal cinema, la storia di Pippi Calzelunghe è un romanzo per bambini, un’opera amatissima scritta da Astrid Lindgren che torna nuovamente sotto accusa venendo etichettata come opera razzista.

L’attacco questa volta proviene da una teologa tedesca, la dottoressa Eske Wollrad, una femminista appertenente a un’associazione evangelista che, leggendo il romanzo a sua nipote, ha riscontrato motissimi passaggi che, secondo la sua opinione, farebbero riferimento alla diversità razziale: pagine e pagine dense dei più classici stereotipi colonialisti tra cui uno in particolare, ossia la vicenda che vede alcuni bambini di colore gettarsi nella sabbia e diventare bianchi; un passaggio che avrebbe sconvolto la teologa tedesca.

La Wollrad, sconcertata che un’opera del genere venisse classificata tra le opere dedicate ai bambini, ha dichiarato le seguenti parole:

Non è la figura di Pippi ad essere razzista, ma le vicende che vengono narrate all’interno della storia. Non condanno il libro per intero anzi, nel romanzo vi sono molti aneddoti divertenti che i bambini amano, ma l’atteggiamento di Pippi nei confronti degli adulti, della crescita e delle responsabilità può disturbare la fantasia del piccoli che rischierebbero di identificarsi troppo in un personaggio non poi così positivo.

Atteggiamenti che, secondo la Wollrad, andrebbero corretti e spiegati ai più piccoli all’interno di alcune note a pié di pagina. La critica non è piaciuta alla figlia della scrittrice, Karin Nyman, che ha così risposto alle contestazioni:

Lei non è razzista. E’ l’esatto opposto, tanto che Pippi, nella vicenda della sabbia e dei bambini di colore, cerca di sottolineare come tutti i bimbi siano uguali e capaci di divertirsi e giocare nello stesso modo, a prescindere dalla loro provenienza.

Pippi a parte, il mondo dei piccoli non è nuovo a questo tipo di contestazioni: qualche anno fa già Antoine Buéno aveva accusato i Puffi di essere un pessimo esempio di antisemitismo per tutti i bambini.

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