Parola di Giobbe, di Giobbe Covatta: la recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Giobbe Covatta è uno dei comici napoletani più conosciuti in Italia ed all’estero. Sia per la sua produzione sempre sagace e ironica, sia per il suo impegno nel sociale, il quale ha spesso rappresentato fonte di ispirazione per la sua arte.

Opera prima,  e forse quella rimasta più nel cuore dei suoi fan è “Parola di Giobbe” ovvero una rivisitazione in chiave comica e sfacciata della Sacra Bibbia. Il libro uscì nel 1991 sotto la casa editrice Salani. Nel 2002 venne ridistribuito dalla Mondadori.

Principalmente il comico al suo interno affronta con dovizia di particolari la Genesi,  l’Esodo ed una versione davvero riveduta e corretta dell’infanzia di Gesù. Impossibile riassumere la quantità di sagaci battute proposte dall’autore nel corso della sua opera. Sebbene si tratti di un romanzo, e quindi di semplice narrativa, riassumere ironia è veramente impossibile. Meglio affidarsi a citazioni dirette.

Ad esempio, tratto dalla creazione di Adamo ed Eva:

E allora il Signore disse: «Orsù, prendiamo del fango. Orsù, impastiamolo. Poi ci sputò sopra, e nacque Adamo. E Adamo, asciugandosi il viso, disse: «Cominciamo bene!»

O ancora:

E il Signore disse: «Donna, tu partorirai con gran dolore. Uomo, tu lavorerai con gran sudore, ammesso che troverai lavoro. E la Terra produrrà spine e sofferenze». E Adamo disse: «Ma santo Dio, tutto questo per una mela? Domani te ne porto un chilo…»

Ciò che contraddistingue la prosa di Giobbe è senza né se né ma la capacità di divertire senza cadere mai nel banale o nell’esecrabile.

Citiamo un ultimo esempio parlando del nuovo testamento:

Era sempre l’anno 1 avanti Cristo, una scura notte di pediluvio, solo un po’ più tardi. In un’altra umile casa della Palestina si sentì la stessa voce: «Ave Maria, sono Gabriele!» «Molto piacere signor Gabbiano…» «Non sono un gabbiano, ma tu sei proprio Maria?»«Certo signor Pellicano…» «Sei proprio Maria di Nazareth?» «No, sono Maria di Nocera Inferiore, fa lo stesso? Ehi, signor Fenicottero, dove scappa, non le piace Nocera?»

Giobbe Covatta, come tutti i comici, possiede l’innata capacità di saper prendere in giro i vizi e le virtù delle persone comuni, rendendole un ottimo e divertente passatempo. A livello compositivo, grazie forse alla sua “napoletanità” è in grado di conquistare il lettore attraverso un linguaggio semplice, talvolta dialettale, ma sempre corretto e scorrevole.

Le sue gag non cadono mai nel volgare. E per ciò che riguarda “Parola di Giobbe” sebbene si scherzi su un contenuto quasi “intoccabile” dal punto di vista etico, pur facendoci ridere a crepapelle, non risulta mai blasfemo. E questo non è da tutti.

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