La Torre Nera II: La chiamata dei Tre

di Valentina Cervelli Commenta

Alla fine del primo capitolo della saga della Torre nera, avevamo lasciato Roland di Gilead da solo su una spiaggia dopo aver parlato con l’uomo in nero, finalmente raggiunto dopo aver sacrificato Jake, per una verità scomoda e una previsione sul futuro.

Ora in “La Chiamata dei Tre”, il pistolero si risveglia scosso, ma sfortunatamente per lui non abbastanza velocemente: è infatti costretto a combattere contro aragoste giganti da una lotta impari, lo lasciano senza due dita della mano destra e con un piede menomato.

Questo piccolo incidente non ferma però Roland dal continuare la sua corsa verso la Torre nera tre persone lo aspettano per proseguire il viaggio verso il centro dell’esistenza.

È qui che entrano in gioco Eddie, giovane tossicomane dal grande coraggio; Susannah, al secolo Odetta, e Jake. Essi rappresentano la squadra di Roland è l’unica via che lo stesso per raggiungere la torre nera. Al contempo però, sono lo strumento attraverso il quale Roland sarà costretto a fare i conti con la propria umanità: l’uomo infatti rappresentano la chiave per raggiungere l’altro ed insieme saranno chiamati a condividere la ricerca dell’ultimo cavaliere.

I tre rappresentano inoltre il fattore primario in grado di ridare sanità mentale a Roland: portando Odetta/ Susanna nel suo mondo, Roland oltre che tra resti un punto nevralgico della sua squadra, uccide anche l’assassino di Jake, lo stesso uomo che tanti anni prima aveva spinto sotto i binari la giovane donna lasciandola menomato al di sotto del ginocchio.

Anche in questo caso, è impossibile non notare come la dialettica semplice di Stephen King sia di valido supporto ad una storia che rappresenta davvero il punto più alto della narrazione dello scrittore. Quest’ultimo infatti è infatti in grado di riprodurre, con estrema semplicità, suoni e situazioni incredibili di mondi che evidentemente non conosce.

Al pari di un film western, e sappiamo che Stephen King ha preso ispirazione dagli spaghetti western di Sergio Leone in parte,il mordente non manca mai l’azione cadenzata dalla stessa tipologia di scrittura: veloce, sintetica, formata da brevi frasi che non danno il tempo al lettore di perdersi nei meandri della storia. Rispetto al primo volume è facile notare, come la prosa di King sia decisamente migliore in quanto al linguaggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>