Insomnia, di Stephen King: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

 Insomnia è a mio parere uno dei romanzi più belli e completi di Stephen King. Non solo perché tra i più importanti se letti all’ottica della saga de La torre nera, ma soprattutto perché si tratta di un volume che riesce a unire in una sola soluzione una prosa convincente e diversi elementi ricorrenti.

Una delle prime cose che colpisce, specialmente se si è dei lettori “datati” di King che hanno avuto modo di leggere in ordine cronologico le sue opere, è il ripresentarsi, anche se per una parte essenzialmente molto marginale, uno dei protagonisti del suo romanzo più famoso: Mike Hanlon, il bibliotecario di IT.

Altro fattore molto importante è l’utilizzo della terza età dei protagonisti. Nonostante la loro “vecchiaia” gli stessi, attraverso le trasformazioni che li caratterizzano riescono a dare un messaggio positivo e soprattutto a insegnare il rispetto verso una età da non demonizzare.

La storia vede Ralph Roberts inizare a manifestare problemi sempre più gravi d’insonnia con il passare del tempo in seguito alla morte della moglie. Ogni notte il periodo di riposo diminuisce ad intervalli sempre più precisi e lunghi. Una di queste notti, mentre si trova ad affrontare l’ennesiam veglia, si accorge che a casa della sua vicina, gravemente ammalata stanno entrando due uomini. Dei piccoli uomini calvi, vestiti da medici e con delle strane forbici in mano.

Solo con il tempo e con l’aiuto della sua amica Lois ( con la quale scoprirà ben presto di condividere la stessa condizione, n.d.r.) verrà a scoprire di essere in grado di vedere le auree delle persone ed in qualche modo “cibarsi” di loro. Come piccole api infatti possono essere in grado di prendere piccole quantità di energia senza per questo provocare disturbi nelle persone.

Questi due dottori, Cloto e Lachesi, spiegano di agire per il bene, o Intento e di essere chiamati dallo stesso ad accompagnare le persone alla morte, tagliando loro il filo della vita, simile a quello di un palloncino posto sulle loro teste.  I due anziani scoprono di trovarsi in questa situazione perché necessari per il salvataggio di un bambino molto speciale che in un altro tempo e luogo sarà chiamato ad aiutare “Roland”, così chiamato dal bambino stesso intorno alla fine del libro.  Ralph baratterà questo aiuto con un favore personale molto importante, che non vi riveleremo in caso non abbiate letto il libro.

Si tratta di un romanzo permeato da sentimenti e molto introspettivo in un certo qual modo. Si punta a far capire quanto spesso tante piccole azioni portino ad un benessere più ampio ed alto. Senza dubbio è uno dei romanzi di Stephen King più scorrevoli a livello stilistico.

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