Later di Stephen King, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Later, di Stephen King è un romanzo di quelli che soddisfano ma non del tutto: per la maggior parte dei lettori di lunga data dello scrittore è difficile accettare quel sottile cambiamento che si è andato instaurando man mano nella sua prosa e che molto spesso, oramai, ne mostra alcune debolezze.

Un romanzo interessante con qualche pecca

E’ inutile girarci intorno: quando si legge Stephen King da più di 25 anni le differenze con il passato si notano. Later è uno di quei romanzi post “Torre Nera” che si colloca più o meno a metà tra quello che si vorrebbe da lui e quello che lo scrittore ha deciso di dare. Chi ha preso male la sua deriva “thriller” non amerà tantissimo questo romanzo e non perché non fa parte della categoria giusta: il paranormale alla King in questo libro non manca. E’ che quella lucidità tipica dei suoi scritti si sta lentamente opacizzando.

Quando il Re mette come fulcro di un suo libro l’infanzia e la perdita dell’innocenza legata al soprannaturale, gli elementi per avere tra le mani un buon libro ci sono tutti: Later è una bella storia seppur leggermente limitata rispetto ad altre di Stephen King capaci di lasciare senza parole.Il protagonista di questa storia, Jamie Conklin è figlio di una madre single, Tia e pur sembrando normale, in realtà possiede un dono. Qualcosa che la madre, agente letterario, gli intima di non rivelare a nessuno. Un dono che utilizza senza sapere quale è il prezzo che lo stesso richiede. Soprattutto per stare dalla parte dalla luce.

Appassionante ma un po’ opaco

La storia racconta da Later è essenzialmente appassionante, ma la scrittura di Stephen King, encomiabile per decenni, anche in questo romanzo appare un po’ offuscata. Abituati ad un Re in grado di lasciare senza fiato quando questo elemento viene a mancare, anche se solo parzialmente, viene facile lamentarsi, abituati alla perfezione.

Questo fa di Later un romanzo da non leggere? Assolutamente no. E’ gradevole e sa il fatto suo. Buono per avvicinarsi alla sua scrittura sebbene non possa essere comparato ad alcuni sui passati capolavori. Perché sembra quasi un mix dei suoi vecchi lavori. E questo può essere preso come un viaggio indimenticabile in una comfort zone che avviluppa e coccola o essere sentito come una sorta di plagio di se stessi. Sta al lettore capire dove collocarsi: forse mai come questa volta la verità sta davvero nel mezzo. E quindi conviene godersi la lettura e rendersi conto semplicemente che il vecchio Stephen non è un ricordo…ma inizia a mancare un po’ troppo.

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