Harry Potter ed il calice di fuoco: recensione

di Valentina Cervelli 1

Harry Potter ed il calice di fuoco è il quarto libro della serie di volumi sul maghetto scritta da  J.K. Rowling. Si tratta di un volume molto importante all’interno della storia, sebbene forse risulti per molti il meno amato dell’intera serie. È qui infatti che il nemico di Harry ritorna letteralmente in vita cambiando non solo la vita del giovane mago, ma anche l’approccio che la scrittrice ha con la sua stessa storia.

Probabilmente la Rowling non l’ammetterà mai, ma proprio è qui che automaticamente Harry Potter si snatura definitivamente dalla tipologia di “fiaba per bambini”.

Tutto inizia con una visione/ sogno su Voldemort che Harry ha una sera, tornato nella casa di Private Drive degli zii. È in attesa che Ron è suo padre lo vengano a prendere per portarlo alla Tana e di conseguenza al campionato mondiale di Quidditch, lo sport per antonomasia, del quale oltretutto il giovane mago è un ottimo elemento per la squadra della sua casa nella scuola di Hogwarts.

È proprio presso i mondiali che accade è impensabile: il marchio nero, il simbolo di Voldemort torna a brillare nel cielo. Viene accusata del misfatto (ingiustamente) l’elfa  domestica di un alto funzionario del ministero, Barty Crouch. Due personaggi che si riveleranno importanti più avanti.

I ragazzi tornano alla scuola di stregonerie di magia e per il quarto anno consecutivo si trovano ad avere a che fare con un nuovo professore di difesa contro le arti oscure: Malocchio Moody. E con una sorpresa: quest’anno infatti, dopo decenni di stop, ripartirà il Torneo Tremaghi in collaborazione con altre due scuole di magia europee Durmstrang e Beaubaxton. La scelta dei campioni chiamati a rappresentare la scuola viene fatta dal calice di fuoco, un calice magico. A sorpresa, dopo aver tirato fuori i tre nomi relativi alle tre scuole, il calice “sputa” fuori anche il nome di Harry Potter.

Improvvisamente Harry è costretto a ben due cose: la prima a trovarsi ad avere a che fare con una gara potenzialmente pericolosa e con l’astio di tutti coloro che a scuola pensano che lui abbia fatto apposta di inserire il suo nome all’interno del calice; la seconda è una forte discussione con Ron, stanco delle “manie di protagonismo” dell’amico. Per Harry Potter sarà un periodo davvero triste, combattuto tra la necessità di “sopravvivere” alla scuola ed il fatto di non poter contare sul suo migliore amico.

La competizione inoltre, rischia di metterlo seriamente in pericolo: le prove da affrontare sono una più  difficile dell’altra, nonostante l’aiuto di professori come Hagrid e Malocchio. La prima riguarda i draghi e viene superata brillantemente da Harry, la seconda, riguardante il Lago nero, bacino della scuola, crea ad Harry  qualche difficoltà, ma viene conclusa in maniera ottimale portandolo ad un punteggio pari a quello dell’altro campione di Hogwarts, Cedric Diggory.

E’ la terza prova però a rappresentare davvero il punto di svolta di tutto: arrivato dopo diverse peripezie in contemporanea a Diggory alla fine del labirinto ed alla coppa Tremaghi,  Potter e lo studente vengono sbalzati presso un piccolo cimitero dove Cedric muore per mano di un mangaimorte ed Harry si trova involontariamente ad essere perno della rinascita di Voldemort.

È qui che la prosa della Rowling cambia completamente. I toni gioiosi spariscono, ma al contempo la forma e la sintassi migliorano.

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