Giulio Einaudi: editore e cacciatore di giovani talenti

di Valentina Cervelli Commenta

Nasceva, il 2 gennaio del 1912 un grande uomo ed un grande editore: Giulio Einaudi. Quando si pensa ad un personaggio del suo calibro, la prima cosa che si tenta di fare è trovare degli aneddoti particolari, delle interviste che possano dare l’idea della persona ancor prima di ciò che è stato in grado di fare in vita.  Ciò che appare innegabile, qualsiasi sia l’approccio al personaggio che si voglia attuare, è che è stato in tutto e per tutto un uomo del suo secolo.

Già solo per il fatto di averlo praticamente vissuto nella sua interezza: ricordiamolo, è morto nel 1999. Vogliamo parlare di “figlio d’arte”? Quasi potremmo, visto che suo padre  Luigi non solo era uno stimato professore universitario tra l’altro giornalista per il Corriere della Sera a quei tempi diretto da Luigi Albertini, ma di li ad una manciata di decenni, anche un futuro presidente della Repubblica.

Cultura quindi in casa Einaudi se ne è sempre “masticata” adeguatamente. E tutto questo influenzerà l’uomo, che in compagnia di “compagni di classe” e fini pensatori come Norberto Bobbio e Leone Ginzburg, fonda l’omonima casa editrice. Uno dei maggiori punti fermi editoriali dell’attuale Italia.  Ciò che più colpisce, ancora oggi che se ne ricorda la nascita e se ne celebra la morte, era il particolare approccio che Giulio Einaudi metteva in atto nel suo lavoro.

Amava trarre il meglio dalle giovani leve che si affacciavano al suo ambiente, ma le stesse dovevano farlo alle sue condizioni, a suo modo e soprattutto dopo aver passato la sua personale selezione, la quale avveniva  improvvisamente, in luoghi mai stabiliti, in contestualizzazioni poco comuni.

Chi ne usciva “indenne”, era sicuro di aver trovato l’occupazione a lui congeniale: in molti ne sono stati annientati. La guerra mise a dura prova la casa editrice. Un fondatore morto, molti scrittori in pericolo. Ma nonostante le crisi e l’ acquisizione da parte della Mondadori, l’Einaudi sopravvive e con esso il ricordo imperituro del suo grande fondatore.

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