Gino Bartali aiutò gli ebrei: lo rivela una biografia americana

di Valentina Cervelli Commenta

 Scoprire la capacità di un grande, in questo caso dello sport, di aiutare il prossimo a prescindere dal pericolo nel quale potrebbe incorrere, è sempre qualcosa di incredibilmente bello. Scoprirlo attraverso una biografia che può donarci tanti particolari, ancora di più. Parliamo di Gino Bartali e del suo essere un “giusto” nei confronti di centinaia di ebrei nel corso della seconda guerra mondiale.

Le informazioni raccolte nel libro “Road to Valor”, pubblicata negli Stati Uniti e scritto da Aili e Andres McConnon, rispettivamente giornalista e ricercatore storico, lo dimostrano, portando ai nostri occhi i documenti che provano le attività clandestine del ciclista per salvare centinaia di persone.  Il libro in questione è il primo del suo genere ad essere stato dedicato al ciclista italiano. E ne ripercorre la vita e la carriera fin dagli albori, ivi compresi i suoi tentativi, grazie anche al successo, di opporsi al regime fascista in Italia ed ovviamente alle leggi razziali.

Un passo davvero significativo riportato nel volume racconta di come Gino Bartali si astenne in maniera plateale di rendere omaggio al duce,  e di come per rappresaglia dopo la vittoria del Tour de France del 1938 non trovò nessuno ad aspettarlo in stazione in Italia, a Firenze. Ispirato dal suo confidente spirituale, il cardinale-arcivescovo Elia Dalla Costa, (il quale si era rifiutato di partecipare alle cerimonie di benvenuto a Firenze in onore di Adolf Hitler, N.d.R.) e spinto dallo stesso, entrò nell’autunno del 1943 in una rete clandestina organizzata per salvare gli ebrei dalle persecuzioni naziste.

Il suo intervento in tal senso non può contare su racconti diretti del campione: in linea con il suo carattere schivo Gino Bartali è sempre stato molto riservato su tutto. Si è riusciti a ricostruire gli avvenimenti grazie alla documentazione raccolta, e le testimonianze di diversi testimoni e la deposizione, dettagliata, di Giorgio Goldenberg, anziano residente in Israele,  che ha raccontato come i genitori e lui stesso con la sorella si nascosero a lungo in un cantina messa a loro disposizione proprio da Bartali. Secondo i calcoli dei McConnon gli ebrei salvati attraverso questa “rete” clandestina si aggirano tra i 600 e gli 800.

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