Esce “99 domande su Wojtyla” di Marco Tosatti

di Valentina Cervelli Commenta

Con la Beatificazione di Giovanni Paolo II prevista per il prossimo primo maggio, è ovvio che biografie più o meno ufficiali riempiano gli scaffali delle librerie. Oggi vogliamo concentrarci sul lancio di una in particolare, quella scritta dal vaticanista Marco Tosatti: “99 domande su Wojtyla”.

Questo perché ci mette a conoscenza di piccoli aneddoti di Karol Wojtyla che non conoscevamo e che danno, ancora una volta, l’immagine di un papa buono, seppur con le normali contraddizioni tra pontificato e società, ma soprattutto di una persona buona. E preparata.

Il primo aneddoto che colpisce è quello relativo al suo nome. Lo scrittore infatti ci racconta che il desiderio del neo eletto papa sarebbe stato quello di poter prendere il nome di Stanislao I in omaggio alla Polonia, suo paese natale di cui San Stanislao è Patrono. La scelta cambiò quando fecero notare al sacerdote che si trattava di un nome estraneo alla tradizione romana, Karol puntò quindi su quello che poi diventò il suo nome in memoria e ricordo dei suoi predecessori.

Entrò subito nelle grazie della popolazione per aver rotto il protocollo fin da subito, parlando dal balcone dopo la sua presentazione. E nonostante quell’errore che tutti noi ricordiamo con tenerezza, va ricordato che questo speciale sacerdote polacco, al momento della sua elezione era in grado di parlare correttamente undici lingue:  polacco, slovacco, russo, italiano, francese, spagnolo, portoghese, tedesco, ucraino, inglese e latino. Era un uomo colto, che prima di ogni missione in paesi stranieri passava settimana a studiarne la lingua per poterne carpire una comprensione basilare e qualche frase.

Quella di Tosatti è una biografia importante che ci dà una immagine straordinaria del neo beato. Un episodio fra tutti, tratto dal libro e svoltosi a San Pietro il 14 maggio del 1999:

Il Patriarca caldeo Raphael I Bidawid andò in visita da lui, accompagnato da alcune autorità irachene, civili e religiose. Alla fine dell’udienza alcuni membri musulmani gli offrirono un Corano in omaggio, e Giovanni Paolo II ricevendolo si inchinò e lo baciò. “In segno di rispetto”, dicono persone a lui vicine.

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