Cloud Atlas di David Mitchell: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

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Aiuto. Forse è questa la parola, o meglio l’invocazione che salta in mente appena ci si addentra un pochino in Cloud Atlas di David Mitchell. E’ forse il libro più complicato da me mai letto. Ormai sapete che prima di una recensione lascio un po’ “decantare” le idee…ma in questo caso, è stata davvero dura.

E’ dura tentare di tirar fuori considerazioni che non siano fortemente condizionate dalla struttura di questo romanzo. Insomma, il film dei fratelli Wachowski tratto dal libro è decisamente più easy da affrontare a partire dal trailer!  Ma era un esperienza che andava fatta, soprattutto per voi.  I soggetti di questo genere non mi fanno impazzire più di tanto. Non è stato un eccessivo sacrificio, è vero, ma non è stata nemmeno una passeggiata.  Non è stato facile districarsi nella struttura. Non tanto per ciò che concerne la suddivisione in storie collegate l’una all’altra, quanto per i differenti punti di vista in ognuna. Ora, diciamocela tutta: un esperimento del genere o faceva schifo o creava il capolavoro.

In questo caso non sono tanto “contrariata” dalla fatica da dire che non sia stato scritto bene. Ma è dannatamente difficile e non so se lo consiglierei come lettura. Forse si, ma per quanto assurdo possa sembrare, pur non avendolo visto, forse consiglierei prima la visione del film, in modo tale da possedere una certa infarinatura e preparazione a ciò che ci si può trovare davanti.  Va detto che a livello puramente tecnico, David Mitchell in Cloud Atlas sceglie comunque un linguaggio facilmente comprensibile. Un tantino stiracchiato in alcuni punti, ma accettabile rispetto a tanti altri. Una colpa da non imputare alla traduzione italiana: scaricando un estratto in lingua originale da Amazon ci si rende conto che è proprio lo stile dello scrittore a “perdersi” ogni tanto.

Sono ancora indecisa se consigliarvelo. Se vi piace il genere post-apocalittico…. beh, un pensierino potete anche farcelo.

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