Cinquanta sfumature di grigio? Ne parla anche Bruno Vespa

di Valentina Cervelli Commenta

 Ormai è un tema di conversazione per tutti, anche di più della crisi. Parliamo ovviamente di della trilogia erotica di E.L. James, iniziata con “Cinquanta sfumature di grigio” per finire qualche giorno fa con la pubblicazione in Italia, di “Cinquanta sfumature di rosso” da parte della Mondadori. Ne parla anche Bruno Vespa in un editoriale di Panorama, rea di aver dedicato una copertina “scandalo” alla saga.

Il titolo “Libere, sottomesse, felici” ha fatto rivoltare nella tomba femministe morte e vive. Ed è impossibile dare loro torto. Anche se letterariamente parlando, il giornalista nel suo commento è stato in grado di centrare abbastanza bene il punto. Volto al singolare, il titolo della rivista non è altro che la descrizione di Anastasia, la protagonista. A breve anche noi affronteremo la trilogia (personalmente mi sono fatta coraggio ed ho iniziato la lettura, N.d.R.) tentando nonostante il gusto personale di darvi un giusto commento sull’opera.

E quando parlo di gusto personale, non parlo di dominazione o libri erotici in generale, ma di stile e tipologia di scrittura che, tanto per darvi un’anticipazione, sono tutt’altro che incoraggianti. Detto questo, Bruno Vespa ne fa della trilogia un’analisi abbastanza serena, sottolineando che se il problema più che la copertina sia il desiderio di sottomissione sessuale esternato dalle donne inconsapevolmente comprando il libro, basterà immaginare una conclusione della saga particolare, con tanto di mogli e figli per la coppia.

Io andrei ancora oltre, rispetto a Vespa. Non dobbiamo dimenticare che la trilogia nasce come fan fiction su Edward e Bella di Twilight di Stephenie Meyer, e che a lungo è rimasta pubblicata (sebbene meno raffinata) su un sito relativo a questa tipologia di scritti. Un buon 50% delle lettrici entusiaste salta direttamente fuori da questo nutrito gruppo di amanti della coppia Kristen Stewart-Robert Pattinson. Figurarsi se vogliono farsi dominare a letto o trattar male in qualche modo. Come sempre si tende a vedere un fenomeno di costume negativo, dove non vi è affatto.

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