copertina leonardo e io

Leonardo e io ovvero guerra, arte e passione

copertina leonardo e ioNon so ancora se considerare Leonardo e io un vero e proprio romanzo o un racconto lungo. Di sicuro ha il pregio di trascinare con sé il lettore sin dalle prime righe.

Un attimo prima sei nel ventunesimo secolo e un secondo dopo sei a Venezia: vedi le maschere, i canali, respiri le atmosfere e gli afrori degli ultimi decenni del 1400, senti le urla delle battaglie, vedi il sangue e poi il pestare degli assistenti che macinano i colori e le conversazioni di pittori di cui hai sentito parlare mille volte, ma che, davvero, non ricordavi fossero tutti di quel periodo.

Leonardo e io, visto che si avvicina il Natale, è uno di quei regali perfetti per chi ama l’arte, i romanzi d’avventura e i gialli. Non è corposo, per fortuna, come i classici best seller all’americana, quindi non spaventerà nessuno. Non solo, il lettore sarà eternamente grato a François Cérésa per aver composto un romanzo avvincente ma privo di capitoli inutili.

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copertina dardo e la rosa

Il dardo e la rosa: il fantasy è erotico

copertina dardo e la rosaNon sapevo esistesse il fantasy erotico. Normalmente sono una lettrice di fantasy che si innervosisce parecchio se la tensione delle battaglie e i viaggi dell’eroe/eroina vengono interrotti da storie romantiche o da incursioni nel mondo delle avventure sessuali. Eppure stavolta mi sono lasciata convincere da un’appassionata e così ho cominciato a leggere il mastodontico Il dardo e la rosa.

Mi aspettavo un romanzetto leggero e, lo ammetto, un po’ grossolano. Invece mi sono trovata dinanzi ad una storia articolata, una protagonista credibile, interessante, una scrittura di buon livello e un discorso sull’eros davvero molto sottile. Ora cercherò di riassumere la storia, piuttosto complessa in verità.

Phèdre è una ragazza come poche. Ha trascorso parte della sua infanzia convinta di non valere niente perché, in una terra in cui tutti sono belli, lei ha un difetto: una macchia rossa in una delle iridi. Nella Terra d’Ange, amministrata da diverse case, vige un unico comandamento: Ama a tuo piacimento e i cortigiani e le cortigiane addestrate allo scopo non possono essere se non perfetti.

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On Writing, di Stephen KIng

Stephen King ha scritto due saggi sul mestiere dello scrittore: e On Writing è sicuramente quella che mi è rimasta più impressa nella mente.  Forse perché in questo volume lo scrittore, pur non rivelando i segreti di un libro di successo, come esplica il titolo racconta cosa significa, per lui, la buona scrittura. Come raggiungerla e soprattutto gli errori da non fare.

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La bambina che amava Tom Gordon, di Stephen King

Oggi voglio parlarvi di un libro che se possibile mi è piaciuto di meno di quanto abbia mai tollerato “L’incendiaria”. Un romanzo che conferma l’equazione per la quale, anche se si ama particolarmente un determinato autore ciò non significa che si debbano amare visceralmente tutte le sue opere. “La bambina che amava Tom Gordon” è tutto questo per me in relazione a Stephen King.

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La principessa indiana e la storia del Taj Mahal

copertina principessa indianaSapevo a grandi linee che il magnifico Taj Mahal, mausoleo indiano del 1632, era stato costruito da un re innamorato di sua moglie, la preferita tra le tante mogli, che era morta dando alla luce una bambina. Questa meravigliosa opera architettonica è persino diventata una delle sette meraviglie del mondo moderno e fa parte dei beni dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Conoscere però la vita dell’imperatore Shah Jahan, di sua moglie, dei suoi figli, delle concubine, dell’immensa popolazione su cui governava la famiglia reale indiana in quegli anni è, come si suol dire, un altro paio di maniche. La scrittrice Indu Sundaresan, di cui potrete sapere qualcosa in più curiosando nel sito ufficiale, accompagna i lettori in un viaggio stupefacente e suggestivo.

Il romanzo La principessa indiana, infatti, ricostruisce accuratamente quanto accadde nel regno di Shah Jahan dopo la morte della moglie. L’imperatore, sconvolto dal dolore, aveva deciso di abdicare, sebbene fosse appena sopra la trentina, ma nessuno dei suoi figli era in grado di prenderne il posto. Unica figura di riferimento per lui, una figlia, la prediletta, che prese il posto della madre come consigliera, come donna di riferimento per la corte.

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copertina varesi Africa

Africa, un racconto di Valerio Varesi

copertina varesi AfricaSiete mai saliti su di un camion, di quelli che trasportano merci in viaggi lunghissimi ed estenuanti? Se la risposta è sì, questo racconto vi piacerà perché potrete un po’ fargli le pulci ovvero verificare che tutto quanto viene descritto della vita del camionista e dello stato dei mezzi di trasporto corrisponda alla realtà.

Se la risposta è no, allora è la vostra occasione, come è stata la mia, di sperimentare, sia pure letterariamente, la vita a bordo di questi giganti della strada. In entrambi i casi, comunque, il racconto di Valerio Varesi, Africa, vi piacerà.

Non è soltanto un racconto ben scritto, ma l’opportunità di guardare da un’altra prospettiva la vita del camionista, soprattutto se non è italiano.

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Via Pola di Dragan Velikić

copertina via polaLa finestra russa di Dragan Velikić non mi era piaciuto molto. Lo avevo trovato davvero di difficile lettura. Ci sono alcuni autori che mi fanno questo strano effetto: mi colpiscono per una serie di frasi o per l’intuizione di fondo che hanno avuto e narrato nel loro romanzo, ma non riesco ad andarci d’accordo.

Ho ceduto però ai consigli di un lettore che aveva amato il precedente romanzo di Velikić, Via Pola appunto e mi sono impegnata a leggerlo. Devo confermare che per me Velikić è faticoso, ma stavolta l’ho amato di più. Via Pola ha infatti il fascino del mistero, dei sogni, della complessità e della crudezza.

Ora, se volete comprendere meglio la letteratura balcanica e i temi stessi di Via Pola, potrete affidarvi alla competente prefazione che ne fa Claudio Magris. Per quanto mi riguarda, posso dirvi che potete avvicinarvi a questo tomo con due diversi atteggiamenti. Il primo: studiate un po’ di storia e letteratura balcanica e leggete accuratamente la prefazione.

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copertina mani di un dio qualunque

Nelle mani di un dio qualunque

copertina mani di un dio qualunqueTutto comincia con un ragazzino, Angelino, che segue lo zio Renato e Piera, l’amante di suo zio, in un viaggio in Grecia. Seguiamo lui e quando siamo conquistati dalla sua storia, cominciamo a seguire quella di Renato, quella di Piera, quella del marito di Piera e da lì mille altre storie.

Questo romanzo fatto di racconti e racconti nei racconti mi ha stupita, davvero e Cristoforo Gorno mi ha conquistata. Per la sua capacità narrativa, per la curiosità che instilla nel lettore al punto da farsi seguire come un pifferaio magico, ma soprattutto per lo sguardo sottile che offre sulla realtà.

Leggendo Nelle mani di un dio qualunque, è inevitabile, nel momento in cui ci troviamo di fronte ai nostri vicini o alle persone che incontriamo per strada, chiederci quale sia la loro vera storia.

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Etty Hillesum: una donna da conoscere

Sono cresciuta in una famiglia che mi ha sempre raccontato dello sterminio degli ebrei, forse anche troppo perché ad un certo punto ho cominciato a sviluppare un latente senso di colpa nei loro confronti. Ad ogni modo, c’è stato un momento della mia vita in cui ho cominciato ad incuriosirmi alle testimonianze femminili sui campi di sterminio.

Quando però sono arrivata a leggere Il diario di Etty Hillesum, edito da Adelphi, mi sono resa conto che i suoi scritti, il confronto con le sue considerazioni sull’esistenza avrebbero fatto sempre parte della mia vita a prescindere dal contesto storico in cui lei si trovò a redigerli.

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Storia di una capinera, di Giovanni Verga

Storia di una capinera rappresenta secondo me l’eccezione tra le novelle di Giovanni Verga. Delle numerose da me lette per motivi scolastici, ivi compresi i Malavoglia, è stata l’unica che, nonostante quello stile particolarmente pesante da me ritenuto e tipico dello scrittore, sono riuscita a finire ed ho riletto con interessante curiosità negli anni a seguire. Il tutto è forse dovuto alla sua forma epistolare, o alla coincidenza di aver visto l’omonimo film diretto da Franco Zeffirelli.

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