Autobiografie: un mezzo per riabilitarsi?

di Valentina Cervelli Commenta

Il 2012 ha visto uscire sul mercato editoriale tantissime biografie: attori, soubrette, calciatori. Questa tipologia d’opera è verosimilmente stata la più gettonata ed in molti casi anche la più acquistata dai lettori. L’impressione però è che questa scelta dipenda più che altro da un desiderio di riabilitazione nei confronti della propria figura. Voi che ne pensate?

L’esempio più lampante, senza ombra di dubbio, è quello del libro di Sara Tommasi. La soubrette, ex attrice porno, sta promuovendo proprio in questi giorni la sua autobiografia “Ora basta, parlo io“. Un libro nel quale la giovane ripercorre ciò che le è successo negli ultimi anni, senza tralasciare nulla ed esponendo il suo punto di vista. Un aspetto elegante e dimesso che cozza, fortunatamente, con ciò che la ragazza ha vissuto negli ultimi anni.  Un libro che non chiede perdono, o cerca giustificazioni, ma che basta già da solo a riabilitare la soubrette, dando di lei un punto di osservazione differente.

Sono molti gli esempi di questo genere. Per rimanere nel campo di appartenenza italiana, un altro libro ascrivibile alla stessa categoria è “Honor Bound: Il mio viaggio all’inferno e ritorno con Amanda Knox” di Raffaele Sollecito. Ovviamente quando parliamo di riabilitazione è intesa in senso generale, come strumento per dare di un personaggio un punto di vista differente dal solito. La storia di Raffaele Sollecito è tristemente nota a tutti. Il ragazzo, sebbene assolto in appello, è stato accusato della morte di Meredith Kercher in passato e per tale reato è  stato rinchiuso in prigione a lungo. La sua autobiografia, la ricostruzione degli eventi dal suo punto di vista, porta per forza ad un diverso rapporto con la sua figura.

Allo stesso modo possono essere intese le autobiografie di tutti quei personaggi complessi e sfrenati. l’autobiografia come mezzo per riabilitarsi? La risposta, anche involontariamente, è sempre positiva.

Photo Credit | Thinkstock

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