Acqua nera, di Joyce Carol Oates: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Un romanzo breve. Una biografia romanzata. Un libro speciale. Non avevo mai letto nulla di Joyce Carol Oates. Ma “Acqua nera” lascia davvero il segno. Forse perchè con le dovute contraffazioni nominali, altro non è che la storia dell’incidente del 1969 occorso a Ted Kennedy nel quale morì Mary Jo Kopechne.

E volenti o nolenti questo riferimento si spalma con claustrofobica (è il termine davvero più adatto, N.d.R.) morbosità sulla narrazione stessa. Personalmente ho provato la stessa sensazione nel leggere 22/11/63 di Stephen King: coincidenza, anche lì si trattava di un Kennedy, (JFK in quel caso, N.d.R.)  e della versione romanzata e fictionale di un’evento conosciuto.  Quando si leggono opere del genere è facile venire sopraffatti dalla sensazione di realtà e sentire più “proprio” il testo e ciò che riporta. In questo caso poi parliamo degli ultimi istanti di vita di una donna che ripercorre, nell’attesa della speranza di essere salvata, tutta la sua vita. Come purtroppo la storia ci ha mostrato, la donna perse la vita nell’incidente di Chappaquiddick, ed altrettanto ovviamente fa “Kelly Kelleher”, la protagonista del libro in questione.

Va detto prima di tutto che Joyce Carol Oates scrive divinamente, e le sue oltre cento pagine di romanzo riescono davvero a portarti all’interno dell’auto del senatore. Quello che è altrettanto palese, nonostante una malcelata malevolenza “reale” nei confronti dei Kennedy in generale, l’uomo non viene dipinto come l’incarnazione del male, quando come uno dei normali ingranaggi di un’esistenza nel quale le persone puntano ad ottenere la sicurezza economica con il minimo sforzo. Anche la malcapitata, nonostante ciò che le accade è diretta trasposizione di questo concetto: disposta ad andare a letto con il politico per ottenere favori e lavoro. E’ la società di oggi, nuda e cruda.

Certo, va ribadito, il fatto che si tratti della trasposizione romanzata di una storia reale lascia in bocca quel retrogusto agrodolce che non viene quasi mai vissuto in storie analoghe completamente fictionali.

Photo Credit | Getty Images

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