La voce degli uomini freddi di Mauro Corona, recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Su “La voce degli uomini freddi” di Mauro Corona, devo ammetterlo, ho un sentimento davvero contrastante. Perché il tema, il messaggio di fondo di questo libro mi è piaciuto. Ma non riesco ancora adesso, dopo aver fatto decantare un poco in un angolo della mia mente, a comprendere se sono soddisfatta.

Parliamoci chiaro: “La voce degli uomini freddi” di Mauro Corona secondo me non è un libro di narrativa qualunque. La storia che racconta, il modo nel quale viene approcciata, il contesto generale hanno senza dubbio uno scopo ben preciso: quello di far riflettere. Ed in tal senso il lettore ha bisogno di farlo. Non si tratta di una lettura di evasione, ma di un romanzo a mio parere, con uno scopo finale ben preciso che raggiunge senza troppi problemi. Ma personalmente,  e crocifiggetemi per questo se volete, non sono troppo convinta dello stile linguistico scelto. Opinione opinabile ovviamente, non lo nego. Ma in qualche modo la lettura mi ha lasciata insoddisfatta. E non me lo aspettavo davvero con questo titolo che è molto buono “sulla carta” e nonostante le mie perplessità lo è anche sul piano pratico.

E’ una sensazione particolare quando accade ciò: ovvero quando piace un aspetto del libro e quando un altro ti delude ma è impossibile farne un mix perché assolutamente non compatibili per quanto complementari. Di sicuro però è un romanzo del quale vi suggerisco la lettura. Vi lascio con la sinossi per darvi una idea dell’argomento.

Un paese lontano, sperduto tra le montagne, fatto di anime solitarie appese alle rocce, dove nevica in ogni stagione dell’anno, dove la gente ha la faccia bianca di chi sta sempre al chiuso, e il carattere silenzioso e gelido delle nevicate. Lassù vivono donne e uomini soffiati nella neve, statue di ghiaccio che nessun fuoco potrà mai sciogliere. Si allenano a resistere alla vita sfidando le avversità, il freddo, le difficoltà di coltivare la terra, il pericolo delle valanghe. Ogni sera si riuniscono accanto alle stufe e i vecchi, a voce bassa, cantano ai giovani i fatti che hanno accompagnato le loro giornate. Una storia che non deve essere dimenticata. La storia di un paese dove nevica anche d’estate e gli uomini hanno la pelle fredda…

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