La torre di Uwe Tellkamp: un capolavoro per lettori appassionati

di Barbara Commenta

Uwe Tellkamp, classe 1968, studi in medicina, tedesco, ci riporta con La torre ai grandi romanzi di un tempo, quelli che ci lasciano diversi da come ci hanno trovati. Quelli che ci costringono a procedere lentamente, parola dopo parola, perché richiedono un certo tempo per essere compresi e assaporati.

La storia si svolge nella Ddr, la Repubblica Democratica Tedesca (ovvero la Germania est) negli anni ’80. La torre è un quartiere privilegiato, sorto sulle ceneri di un precedente, chiamiamolo così, insediamento borghese. Verso la torre, all’inizio del romanzo, si muove Christian Hoffmann, uno studente che sta tornando a casa.

I primi minuti del suo viaggio ci trasportano in un mondo a noi vicino eppure decisamente sconosciuto. Le descrizioni dell’ambiente, dei paesaggi, dei quartieri, ci trascinano inesorabilmente in una soggettiva che ci consentirà lentamente di essere i personaggi del libro, di percepire il clima politico, le tensioni, le relazioni, il sospetto, persino certi odori e colori della vita che si svolge nella torre e nella Germania del tempo.

Il volume è decisamente corposo e impegnativo, viaggia intorno alle 1.300 pagine e non sono pagine facili, ve lo dico subito, né per la prosa né per l’ampio vocabolario dello scrittore. Intendiamoci: non è un romanzo artificiosamente alto. E’ un’opera nel vero senso della parola.

Era da tempo che non mi sentivo sfidata da un libro, che infatti sto centellinando e rileggendo pian piano. Certo che quando ho chiesto al mio libraio di fiducia di consigliarmi un romanzo decente, visto che non riesco ad appassionarmi facilmente ai nuovi autori, non immaginavo di trovarmi di fronte ad un nuovo classico.

Mi sento di consigliarlo solo a chi si è già allenato per bene con una narrativa, come diremmo in gergo giovanile, tosta. Io lo affiancherei alla lettura delle opere di Christa Wolf, tedesca del 1929, che fece parte della gioventù hitleriana, partecipò alla fondazione della Ddr e descrisse poi nei suoi romanzi la sofferenza, la disillusione, la crisi d’identità di un popolo che ancora adesso è costretto a confrontarsi con il suo passato.

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