“Hina, questa è la mia vita”. Tra inchiesta e racconto

di Valentina Cervelli Commenta

 Hina- Questa è la mia vita” è un libro scritto dai giornalisti Giommaria Monti e Marco Ventura sulla vita e l’uccisione di Hina, ragazza di origine pachistana uccisa a Sarezzo nel Bresciano nel 2006. Cinque anni nei quali la giovane è diventata simbolo di un “femminicidio” tutto italiano, di una intolleranza per il diverso, anche quando lo stesso è in famiglia.

Hina è divenuta un punto fermo della discussione  sul ruolo della donna, nella società e per la religione. Vittima del proprio padre, dalle idee estremiste e con una fissazione per “l’onore”.

Il libro, uscito lo scorso gennaio forse addirittura un po’ in sordina rispetto a quello che ci si poteva aspettare,  è rimbalzato agli onori della cronaca in questi giorni, grazie ad un servizio della BBC ad esso dedicato.  “Why a father killed his daughter who was too western” il titolo. “Perchè un padre ha ucciso una figlia troppo occidentale”.

Una storia che ha commosso il nostro paese e che ha colpito il mondo, facendo diventare il servizio il più visto sul sito della BBC. Una ragazza uccisa dal padre e di fratelli perché viveva con un ragazzo italiano, mentre la madre si trovava in Pakistan.

Ventura e Monti hanno avuto modo di intervistare l’uomo grazie alla stesura del libro. E nel volume la loro maestria giornalistica è  evidente:  non parliamo di verità romanzata ma di un vero e proprio lavoro da cronisti che con attenzione ed impegno analizzano la storia e la riportano, ricca di dettagli e nuda da sensazionalismi e pregiudizi, fattori spesso intrinsechi alle strumentalizzazioni alle quali l’intera vicenda è stata sottoposta.

E scorrendo il libro è impossibile citare ciò che più colpisce tra la profezia della nonna che leggendole le mani da piccola le avrebbe anticipato una morte prematura, o la freddezza del padre, che intervistato continua a non pentirsi di un gesto così efferato. Perché racconta di non avere avuto intenzione di ucciderla, ma che la colpa di tutto è da ricercare nella troppa libertà di cui uomini e donne godono nel nostro paese. Hina era una brava bambina. Ma era cambiata dopo l’inizio del liceo.  Una ricostruzione che non collima affatto con quella processuale ricostruita dalle prove.

Il risultato che si evince è lo stesso: “Hina –Questa è la mia vita” è lo spaccato più fedele di quali abomini possa causare l’ignoranza. Come il grande maestro Goya sosteneva, il sonno della ragione crea mostri.

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