Il rosso e il nero, di Stendhal: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Può un romanzo politico appassionare anche dal punto di vista tipico della letteratura rosa? La risposta si se parliamo de “Il rosso e il nero” di Stendhal. Lo scrittore infatti riesce a portare sulla carta una storia appassionante sotto diversi punti di vista. Coinvolgente e classica al punto giusto, ma dotata contemporaneamente di quella allure difficilmente riscontrabile nei romanzi storici dell’epoca.

Va ricordato infatti che Stendhal nella stesura di questa sua opera si ispirò ad un fatto di cronaca realmente avvenuto, la cui conclusione avvenne nel tribunale della corte d’assise del suo dipartimento di origine: l’Isère. Nello specifico un giovane seminarista, nel 1827, tale Berthet, fu giudicato il condannato a morte per aver tentato di assassinare una sua ex amante in una chiesa.

Lo scrittore non fa altro che riprendere questo fatto, e lo riporta ad una dimensione più ampia, nella quale non vi è solo il punto di vista interno alla storia d’amore ed a come lo stesso protagonista, suo malgrado, si trova a rimanere “prigioniero” dell’amore, ma anche della passione molto forte che la popolazione del tempo vive dal punto di vista politico: una spinta alla libertà che viene abbattuta costantemente sotto la scure della Restaurazione.

Protagonista della nostra storia è Julien Sorel, un giovane dalle modeste origini che prima affascinato dalla vita militare entra poi in seminario. Ed è grazie a questa sua svolta che riesce ad entrare in un mondo, coadiuvato dalla sua forte intelligenza, decisamente distante da quello che è il suo bacino di vita. Il suo ruolo di precettore a casa della famiglia nobiliare dei De Renal lo porta ad innamorarsi della madre del suo alunno, in una storia molto tormentata e piena di passione ma al contempo di risentimento. Arriva un momento in cui la relazione non può più proseguire, e il giovane Julien è costretto a tornare in seminario. Da lì, una nuova donna entra a far parte della sua vita, la marchesina Mathilde. Si tratta di una bella ragazza che come Julien prova una forte passione per la politiche e per ciò che le accade. Ma è proprio qui, nonostante il forte legame sia fisico che mentale che nel  giovane ex seminarista scatta la volontà di “strafare”. Il suo incoerente “lassismo” nei confronti di una vita seria spinge il padre di Mathilde a chiedere informazioni sul passato del ragazzo.

Madame De Renal, nonostante il forte amore che ancora prova per il ragazzo, risponde alla richiesta di informazioni con una lettera molto forte e dura che manda a monte gli sforzi di  Julien per arrivare ad una condizione sociale migliore. Furente, il giovane raggiunge la sua ex amante e tenta di ucciderla. Egli morirà pochi giorni prima della stessa, nonostante gli sforzi di questa e di Mathilde per salvargli la vita.

Sebbene la politica sembri avere davvero poco a che fare con questo romanzo, essa deve essere ricercata continuamente in ogni gesto in ogni spinta al miglioramento che caratterizza Julien e le sue scelte.

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