Il seggio vacante, di J.K. Rowling: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

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Prima di tutto una precisazione: per recensire “Il seggio vacante ” di J.K. Rowling, me la sono presa comoda. E per diversi motivi. A partire dall’acquisto fino ad arrivare alla lettura vera e propria. E devo dire che è stata la cosa migliore mai fatta. Leggerlo con molta calma e molto lentamente rispetto ai miei canoni.

Questo mi ha consentito di distaccarmi mentalmente da quello che avrei voluto da lei e da ciò che mi aspettavo. Ora, detto direttamente, la prima cosa da notare è una traduzione che non mi è piaciuta per niente in alcuni punti. Stavo seriamente per andarmi a recuperare un testo in lingua inglese. Avendo letto Harry Potter sia in italiano che in inglese conosco lo stile della scrittrice e quello delle traduzioni. Forse doveva essere rivista un tantino di più, e questo mi sento di dirlo senza problemi. Passando al libro di certo non ho avuto le stesse impressioni di Michiko Kakutani, ma va detto che qualcosa poteva essere davvero raccontato meglio. I personaggi sono caratterizzati bene, non in maniera tradizionale, ma in modo accettabile. E sebbene in alcuni momenti difficile da seguire, il suon saltare da un punto di vista all’altro nella prima parte del libro, per quanto lento crea un effetto quasi cinematografico-schizofrenico che mi è piaciuto davvero molto, devo ammetterlo.

La storia di per sé è ciò di più lontano dal maghetto che si possa pensare. E si vede che il tentativo di J.K. Rowling è quello di (passatemi il termine) sputtanare una società che è la nostra contemporanea, con tutti i suoi difetti e quei piccoli pregi apportati da persone davvero speciali. Il finale non ve lo rivelo, ma ci rimarrete davvero male se vi farete prendere dal romanzo. Un testo adatto a tutti? Si, fin dall’adolescenza, perchè è di loro che si parla, attraverso la storia del “seggio” che rimane vacante. Un consiglio? Una bella revisione e un prezzo più basso. Per favore.

Photo Credit | Getty Images

 

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