Scrittori e social network, il potere del web

di Giada Aramu Commenta

Siete registrati su uno o più social network? Se la risposta è sì ci piacerebbe sapere quanti di voi seguono da vicino, e con assoluta fedeltà, il proprio scrittore preferito. Il motivo della domanda? Ve lo spieghiamo subito…

Girovagando on line sui social network più amati (per la precisione, ci riferiamo a Twitter, Facebook e G+), abbiamo notato come gli scrittori italiani e stranieri siamo amati e seguiti anche on line; un trend che ormai si è confermato da tempo e che fa parte delle nostre abitudini ma che, a pensarci bene, fino a qualche anno fa sembrava addirittura impossibile.

Grazie ai social network, e agli aggiornamenti on line dei nostri scrittori preferiti, scopriamo il lato più intimo del nome che giace sulla copertina del nostro romanzo preferito arrivando addirittura a dare a questo un volto più personale attribuendogli delle abitudini che, all’occorrenza, ci sembrano più o meno originali.

Provare per credere: cliccando su Mi Piace, ed entrando così nel profilo della pagina pubblica di uno scrittore, il vostro autore preferito inizierà a trasformarsi, allontanandosi sempre più da quell’entità sconosciuta che prima vi inibiva e intrigava e diventando un uomo o una donna comune, quasi “normale”. Dai gusti musicali alle riflessioni sulla loro quotidianità, dalle novità riguardo all’ultima presentazione all’ultima uscita del proprio libro: lo scrittore su Facebook si rivela sereno, incasinato, fragile e spesso insicuro. E tra un Like, un aggiornamento di status e un commento non possiamo non chiederci: cosa sarebbe accaduto se anche i grandi scrittori del passato avessero potuto godere di uno strumento come Facebook?

La risposta arriva ancora una volta dal web: sì perché è sufficiente collegarsi on line per scoprire che gli scrittori dei secoli scorsi hanno oggi molti più fans e follower degli scrittori contemporanei, un successo mondiale che, anche se postumo rispetto alla vita dell’autore, si rivela essere ancora più sentito e motivato. Ah, se solo Shakespeare potesse sentirci (e leggerci!)…

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