Un regalo da Tiffany, di Melissa Hill: recensione

di Valentina Cervelli Commenta

Fortunatamente il periodo di decantazione delle mie recensioni riesce a bilanciare in qualche modo la mia voglia di stroncare totalmente un romanzo. Soprattutto quando all’interno del testo si possono trovare degli errori grossolani. Ecco per voi “Un regalo da Tiffany” di Melissa Hill.

Sebbene non appassionata del genere rosa, quando mi metto in testa di leggere un romanzo lo faccio e basta. E’  stato un vero peccato però aver ceduto in modo così barbino a questo libro di Melissa Hill. Forse perché dalle varie presentazioni in rete pensavo fosse fantastico .. e non lo è. O forse perché volendo passare come un carro armato sopra le mie aspettative, gli errori contenuti nel testo mi hanno maldisposto. Le spiegazioni potrebbero essere tante. Quel che è certo è che siamo lontanissimi da Sophie Kinsella (anche nel suo libro che mi è piaciuto di meno, N.d.R.) e molto vicino all’effetto che mi hanno fatto i due libri di Indigo Bloom che ho letto: quindi una tragedia totale.

Ora, non sono nessuno per poter giudicare il percorso di una scrittrice che bontà sua, vende in tutto il mondo, ma un minimo di accuratezza in più, anche da parte di una casa editrice come la Newton Compton che io adoro dovrebbe esserci. Non so, sembra che non paghi di dare spazio a capolavori (davvero) abbiano bisogno di spaziare anche su eminente spazzatura… vabbè. Tolto questo, l’unica cosa che salverei dell’intero libro è il finale, non propriamente scontato. E l’idea stessa alla base del libro che avrebbe funzionato se espressa con un po’ più di coraggio, una maggiore caratterizzazione dei personaggi ed un po’ di coraggio in più. Le commedie degli equivoci devono saper osare per funzionare appieno. Per me il risultato in questo caso non è stato grandioso, ma se il libro continua a vendere in ogni sua forma è evidente che molti lettori la pensano diversamente da me. Pace!

 

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