Il ragazzo che amava Anna Frank, di Ellen Feldman: recensione

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Se fosse vero“. E “il libro che avrei voluto scrivere io“. Sono stati questi i primi due pensieri quando finii di leggere questo romanzo anni fa: “Il ragazzo che amava Anna Frank“, di Ellen Feldman. Non l’ho più riletto a dire il vero. Mi è rimasto così impresso nella mente…forse è normale per chi è cresciuta a “pane ed Anna Frank” ed ha letto diverse biografie.

La prima cosa che ho pensato, ad onor del vero, è che sarebbe stato stupendo se le cose fossero andate così come descritte nel libro. Almeno una persona di più si sarebbe salvata dall’inferno nazista. Poi pian piano, ho avuto quasi il bisogno di metabolizzare l’intera opera. Perché piena di davvero tanti significati, soprattutto per qualsiasi persona abbia comunque fatto un lavoro di ricerca su Anna Frank, la sua famiglia e gli amici. Quella di Peter Van Pels, come quella degli altri nascosti nella nella fabbrica olandese di Otto Frank, è più di una esistenza descritta su pagine del diario di una ragazza.

Ed Ellen Feldman riesce a non snaturare l’essenza di questo ragazzo. E tra un sorriso ed una lacrimuccia, ti viene da pensare che ha probabilmente colto nel segno descrivendo Peter in quel modo, perché con molta probabilità davvero così sarebbe stato caratterialmente. La storia di per sè è molto semplice: ipotizza che Peter Van Pels si sia salvato e sia riuscito a raggiungere gli Stati Uniti, dove ha trovato lavoro e creato una famiglia. Rigettando totalmente il suo passato e la sua storia, fino a che il Diario di Anna Frank non viene pubblicato. E lì, anche contro il suo stesso volere, tutto cambia. Non vi anticipo di più della trama, questo è un libro che vale la pena di leggere senza troppi consigli, a mente asciutta. Ma va letto, ve lo consiglio. Sebbene fictionale, merita davvero sotto ogni punto di vista.

 

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